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Dalla Russia con amore…

Aprile 20, 20220

La questione è in mano al Copasir e mi voglio fidare. Voglio credere che si farà definitivamente luce sulla missione sanitaria russa che cominciò il 22 marzo del 2020, con lo sbarco a Pratica di Mare, direzione Bergamo. La chiamarono “Dalla Russia con amore”, con tanto di stendardo. Grande fantasia usare il titolo del film di 007, 1963. Mitico Sean Connery…

Prima – il 13 marzo – era arrivato un gruppetto di medici cinesi, che fecero pure i complimenti ai colleghi dello Spallanzani che avevano isolato il virus. Senza dirci niente delle origini della pandemia.

Il 17 marzo era arrivata a Cremona anche una missione dell’organizzazione evangelica americana “Samaritan’s Purse”, come se negli USA fosse tutto tranquillo…

Sempre il 22 marzo a Milano sbarcò la missione cubana. Si accorsero subito che faceva freddo, e non avevano cappotti. Almeno russi e cinesi erano attrezzati, anche se pagavamo tutto noi: vitto, alloggio, benzina avio, tutto. I russi portarono un po’ di mascherine e qualche ventilatore polmonare. I cinesi le mascherine. E le vendevano a caro prezzo, con discutibili intermediari.

Marzo 2020. I vaccini erano solo una speranza lontana. Si era nel panico. A Bergamo, soprattutto. Il 18 marzo una colonna militare aveva trasferito nella notte le bare dei morti che non si sapeva dove seppellire. Qualcuno – i soliti terrapiattisti – disse che era solo una messinscena. Il governo Conte era nel marasma. Chiunque arrivasse era benvenuto. Porte spalancate.

Qualche dubbio sulle reali finalità di queste missioni emerse, subito tacitato dalla gravità dell’emergenza. Soprattutto i russi inquietarono. Pochi medici, pochi infermieri, molti militari. E quella volontà di entrare non solo nelle RSA ma anche negli uffici pubblici. E poi quella loro richiesta di trasferirsi anche in Puglia. Come se in Lombardia non ci fosse più niente da fare. C’è mancato poco che si offrissero di “sanificare” anche le sedi dei ministeri dell’Interno e della Difesa, magari anche quelle dei servizi segreti. Che tra i militari russi ce ne fossero, di agenti segreti, era scontato. Dare un occhio ai nostri, perché no? Visto che siamo qui…

C’era il panico, d’accordo. Una emergenza sanitaria di quel livello nessuno se la poteva aspettare. Ci siamo trovati sforniti di tutto, mentre la televisione diventava il palcoscenico del presidente del Consiglio per caso e del commissario in giacca a quadrettoni.

C’era il panico, d’accordo. Ma anche nel panico un minimo di prudenza doveva essere messa in conto. A cominciare da una domanda: perché mai cinesi, russi e cubani, si sperticarono per venirci ad aiutare? Solo per venderci materiali o per motivi più oscuri, di tipo geostrategico? Lasciamo stare i samaritani, al massimo hanno convertito qualcuno. Non sono un complottista. Dunque sono certo che il Copasir ci spiegherà tutto. Neppure mi auguro che qualcuno sia accusato di tradimento della sicurezza dello Stato o di affari illeciti. Magari fu solo dabbenaggine. Sapremo. Ne sono certo. Possibilmente non tra qualche lustro. La “crisi” russo-ucraina impone rapidità.

(20 aprile 2020)

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