“Premesso che… “ Se esistesse una classifica dei modi radicalmente sbagliati di cominciare un discorso, di scrivere un post, di fare una dichiarazione qualsiasi, “premesso che” dovrebbe essere in cima alla lista nera. Un esempio? Premesso che sono contrario alla pena di morte… Dopo questo incipit retorico pensi di poter dire qualunque cosa, perché ti senti a posto con la coscienza, di aver rassicurato l’ascoltatore o il lettere.
Questo deve aver pensato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, nel pubblicare un report di 173 pagine che può suscitare sorpresa e indignazione nel vasto mondo che in Europa si è convito che Israele sia la fonte di tutti i mali dell’universo. In fondo la premessa sembra voler avvertire: “attenzione! stiamo per darvi informazioni che non vi piaceranno”. La formula retorica più diffusa, anche al bar dello sport, è “premesso che non ho nulla contro gli ebrei, però Israele…” E così entriamo nel tema. Amnesty International – che pure è generalmente considerata seria e attendibile – ci ha messo due anni per mettere nero su bianco un rapporto su Hamas. Meglio tardi che mai. Applausi.
Certo, in premessa non poteva mancare la condanna di Israele per il “genocidio” che starebbe ancora consumando a Gaza. Chi avesse voglia di conoscere il significato del termine “genocidio” può tranquillamente consultare la definizione approvata dall’Onu dopo la Seconda guerra mondiale. Se in buona fede, capirebbe la differenza tra un intento genocidario e una guerra sanguinosa come quella condotta da Israele contro Hamas nella Striscia di Gaza, come reazione alla strage del Nova Festival.
Dunque, premesso che “anche Israele, però…”, va riconosciuto ad Amnesty il coraggio di mettere nero su bianco una verità scomodissima per il movimento “propal”. “Le nostre ricerche – ha dichiarato Callamard – hanno confermato che i crimini commessi da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi nei loro attacchi del 7 ottobre 2023 e contro le persone prese in ostaggio hanno fatto parte di un massiccio e sistematico assalto contro la popolazione civile e costituiscono pertanto crimini contro l’umanità”.
In sintesi, sulla base delle indagini condotte, Amnesty International ha concluso che Hamas e altri gruppi armati palestinesi hanno commesso i crimini contro l’umanità di “uccisione”, “sterminio”, “imprigionamento o altra grave forma di privazione della libertà fisica in violazione delle norme fondamentali del diritto internazionale”, “sparizione”, “tortura”, “stupro (…) o ogni altra forma di violenza sessuale di gravità comparabile” e “altri atti inumani”.
“Hamas e altri gruppi armati palestinesi – denuncia Agnès Callamard – hanno mostrato un abominevole disprezzo per la vita umana: hanno intenzionalmente e sistematicamente colpito civili nelle loro abitazioni e durante un festival musicale con l’obiettivo di prendere ostaggi, ciò che costituisce un crimine di guerra; hanno deliberatamente ucciso centinaia di civili, usando armi da fuoco e granate per portare fuori dalle loro stanze di sicurezza, o da altri luoghi in cui si nascondevano, persone terrorizzate, comprese famiglie con bambini piccoli o le hanno attaccate mentre erano in fuga. Amnesty International ha trovato prove che alcuni palestinesi si sono resi responsabili di pestaggi e aggressioni sessuali e hanno maltrattato i corpi di coloro che avevano ucciso”.
E ancora: “Hamas ha sostenuto che le sue forze non sono state coinvolte negli omicidi mirati, nei rapimenti e nei maltrattamenti dei civili durante gli attacchi del 7 ottobre 2023 e che molti civili sono stati uccisi dal fuoco israeliano. Ma, sulla base di ampie prove, video inclusi, e testimonianze, Amnesty International è giunta alla conclusione che, seppure alcuni civili siano stati uccisi dalle forze israeliane nel tentativo di respingere gli attacchi, la vasta maggioranza delle persone morte è stata intenzionalmente uccisa da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi, che hanno preso di mira luoghi civili lontani da qualsiasi obiettivo militare. Uomini armati palestinesi, comprese le forze di Hamas, sono stati allo stesso modo responsabili del rapimento di civili da più località e di violenza fisica, sessuale e psicologica contro le persone rapite”.
Ne consegue, secondo Amnesty, che è certo necessario perseguire gli israeliani che si siano resi colpevoli di aver condotto una guerra di di reazione “sproporzionata”, “È a sua volta fondamentale assicurare giustizia per i crimini commessi dai gruppi armati palestinesi. A oltre due anni distanza, continuano a emergere resoconti delle atrocità da loro commessi durante gli attacchi del 7 ottobre 2023 guidati da Hamas nel sud d’Israele e il successivo trasferimento di ostaggi nella Striscia di Gaza”.
Tardivamente, si fa dunque facendo un po’ di chiarezza. Il rapporto di Amnesty non farà cambiare idea agli attivisti ProPal che hanno assaltato la redazione della “Stampa”, per dirne una. Certo non non si può aspettare un’abiura da Francesca Albanese, l’ormai famosa relatrice speciale dell’Onu per i territori occupati che i suoi report li scrive senza visitarli di persona. Preferisce raccogliere applausi e onorificenze in giro per l’Italia.
Nessuno pagherà per l’antisemitismo diffusosi in Italia e in Europa dopo il 7 ottobre. Né il rapporto aiuterà gli sforzi per un percorso di pace giusta e duratura in Medio Oriente. Piuttosto Amnesty corre il rischio di essere d’ora in avanti considerata serva dell’entità sionista, come Israele viene definito in Iran. Sarà interessante seguire gli sviluppi.

