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Venezuela: Trump rispolvera la dottrina Monroe. Ora tocca a Maria Corina Machado?

Gennaio 3, 20260

E ora? È questo l’interrogativo senza risposta che circola in tutte le cancellerie mondiali. Il sequestro – taluni dicono “concordato” – del presidente-dittatore del Venezuela spariglia le carte. Lasciamo stare, per il momento, la retorica sul diritto internazionale, violato in una infinità di scenari. Cerchiamo piuttosto di essere realisti. In ballo ci sono i destini delle grandi potenze, politica ed economiche. E dunque, in primo luogo, degli Stati Uniti d’America e del mondo occidentale. Un mondo di cui l’Italia fa parte.


Che Trump sia o meno simpatico conta poco. Certo rischia di essere antipatico anche ai suoi elettori, affascinati dagli slogan del movimento MAGA (Make America Great Again). In italiano significa “Rendiamo l’America di nuovo grande”. Gran parte dei suoi elettori lo hanno interpretato come “facciamoci gli affari nostri e smettiamola di occuparci del mondo, Europa compresa”. Non è una tentazione nuova, bensì antica. Fa parte integrante della cultura dell’americano medio, di qualunque origine etnica.

L’America prima di tutto. L’America che si percepisce come un continente, non come sua parte. Non deve dunque sorprendere che, con l’intervento in Venezuela, Trump abbia rispolverato la “dottrina” esposta dal presidente James Monroe nel 1823. In sostanza gli USA non debbono preoccuparsi del mondo, ma del loro “giardino di casa”, cioè dell’America Centromeridionale. E il Venezuela chavista, legato alla Russia e alla Cina, potenzialmente ricchissima ma ridotta alla fame, dalla quale sono fuggiti milioni di cittadini, compresi quelli di origine italiana, non poteva che essere nel mirino. Per la sua ricchezza petrolifera e non solo. Trump lo ha definito un narco-Stato. E non ha torto. Il narcotraffico verso gli Stati Uniti da lì parte.

Maria Corina Machado

Trump aveva avvertito Maduro: doveva lasciare il paese che da anni non consente libere elezioni.  Non per caso alla leader dell’opposizione democratica Maria Corina Machado è stato assegnato il premio Nobel per la Pace 2025.

Maduro doveva lasciare il potere, andare in esilio. In teoria poteva ospitarlo Putin, come ha fatto con il dittatore siriano Bashar al-Assad, ora rifugiato a Mosca. Un giorno forse scopriremo perché il Cremlino si è distratto, forse troppo impegnato nelle difficili “trattative” sull’Ucraina. Ma non è da escludere che Trump e Putin si siano accordati. Vedremo nei prossimi giorni. E capiremo come potrà a Caracas manifestarsi una nuova leadership.

Per ora si tratta di capire come reagirà la base elettorale di Trump, preoccupata per un impegno all’estero che smentisce la tradizione dei repubblicani, in teoria più isolazionisti dei democratici. Certo, Trump ha conquistato e cambiato il partito dell’elefantino. Ma, se il Venezuela rientra nella dottrina Monroe, l’impegno su altri fronti la tradisce.

Non bisogna dimenticare che gli USA entrarono controvoglia nella prima guerra mondiale, e nella seconda solo l’attacco giapponese alla base di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941 li costrinse da mettersi in gioco. Saranno le elezioni dei mezzo termine a chiarire quale sia l’umore dei MAGA. Perché gli Stati Uniti sono realmente una democrazia. Complessa, sicuramente. Ma una democrazia. Non chavista, né putinista, e neppure cinese.

 

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