GIORNALISMO · ATTUALITÀ · STORIA
Seguimi sui social:

Venezuela. Trump, il blitz teatrale e il nuovo ordine mondiale

Gennaio 4, 20260

La domanda è ovviamente retorica, ma perché non porla sul piatto mentre le anime belle del pacifismo mondiale non mancano di condannare Trump per l’incursione militare a Caracas? Peraltro un’incursione volutamente spettacolare, con un impiego palesemente sovrastimato di forze aeree. La scelta teatrale di Trump non è inspiegabile. È spiegabilissima. L’inquilino della Casa Bianca ha voluto dare un messaggio chiaro: l’America esiste, è potente, non è in declino ed è in grado di intervenire ovunque, ovviamente per difendere i propri interessi, politici, strategici e, non ultimi, economici.

La vera questione in ballo con il Venezuela riguarda il petrolio, non il narcotraffico. Certo, i trafficanti che Trump ha colpito nei mesi scorsi sono un pericolo sociale per gli Stati Uniti. Ma il Narco-Stato di Maduro non aveva Washington come primo obiettivo. Il fentanyl di origine cinese passa per altri canali, a cominciare dal Messico. Mentre la cocaina dei paesi andini segue la rotta del Pacifico e, via terra, da Panama, Costarica, Costa Rica, Guatemala e infine il Messico. Che è poi la stessa via percorsa dalla migrazione irregolare latinoamericana e africana.

Il primo obiettivo di Trump è recuperare il controllo del petrolio venezuelano, una volta gestito dai petrolieri americani, e oggi controllato da russi, cubani e cinesi, peraltro senza alcun vantaggio per il popolo venezuelano, ridotto alla fame prima da Chávez e poi la 13 anni di potere assoluto del suo pupillo Maduro. Anni i cui 8 milioni dí venezuelani sono scappati all’estero, cercando ospitalità soprattutto in Colombia e in tutta l’America Latina, negli Stati Uniti, e in Europa, Italia compresa.

Dunque nessuno può negare che il Venezuela post chavista sia uno Stato “canaglia”, una dittatura feroce, una democrazia finta. Non per caso i risultati delle elezioni-forza del 2024 non sono stati riconosciuti legittimi sul piano internazionale. Non per caso il premio Nobel per la Pace è stato assegnato a María Corina Machado, leader dell’opposizione democratica venezuelana, peraltro frammentata e litigiosa. Una scelta che ha irritato Trump, che si illudeva di meritarlo. Anche per questo Trump ha subito chiarito che Machado non gode del necessario sostegno politico, e ovviamente dei suoi favori per il dopo Maduro. Vedremo.


Ma torniamo alla domanda retorica. Se il blitz per arrestare Maduro e signora l’avesse ordinato un Obama, lui si Nobel per la Pace, come avrebbe reagito gli analisti e gli opinionisti occidentali? La risposta è scontata. Gli interventi di Obama in Libia, Somalia, Yemen, Siria, Afghanistan, Iraq, ecc. ecc., sono stati considerati ragionevoli, necessari per la Pace mondiale. E anche quello contro Maduro sarebbe stato compreso, giustificato.

Dunque passiamo oltre. E mettiamo anche da parte il diritto internazionale. Se la Russia di Putin, che ha aggredito l’Ucraina, condanna Trump per averlo violato “rapendo” Maduro (e signora), appellarsi a quel diritto formalmente riconosciuto da tutti siamo al flauto vocis. Può dispiacere, ma di questo si tratta.

Dunque torniamo a Trump. I suddetti esperti di geopolitica ritengono di avere le idee chiare. Se il presidente americano ha schierato 150 aerei ed elicotteri quando ne bastavano due lo ha fatto per confermare  che la dottrina Monroe non è archiviata, e quindi deve essere chiaro al mondo che l’America Latina è il “giardino di casa”, dal quale le altre potenze devo stare molto lontane. Ciascuna potenza ha la sua area di influenza e di questa si occupi. Da questo discende – per i suddetti esperti – che Trump, in modo subliminale, ha detto alla Russia e alla Cina che Washington – in questa fase cangiante delle relazioni internazionali – non ha interesse a contrastare il disegno imperialista di Putin in Europa (leggasi Ucraina) e neppure il mai abbandonato l’obiettivo storico di Pechino di annettere Taiwan, considerata formalmente una provincia cinese. Ne deriverebbero seri rischi anche per il Giappone e l’Australia. Insomma, Trump non vuole essere disturbato  casa sua, rinunciando a considerarsi guida dell’Occidente per come è stato costruito e percepito alla fine della seconda guerra mondiale.

Non è tuttavia così scontato che la visione dell’America trumpiana sia esattamente questa. A suggerirlo è l’isolazionismo ideologico del movimento MAGA che lo ha postato due volte alla Casa Bianca. È lecito dubitare che Trump ormai consideri il MAGA un taxi verso la presidenza. Lo ha usato. Ha funzionato. Ma le sue mosse di questi mesi suggeriscono altro. Bisogna interrogarsi su quali siano realmente, oggi, le potenze mondiali. Economiche, più che militari. La Cina è stata capace, più degli USA e dell’Unione Europea, di gestire le nuove tecnologie, la rivoluzione tecnologica. E sotto questo profilo è una grande potenza. La Russia non lo è, neppure sotto il profilo militare. Il neo-imperialismo post sovietico si è arenato nel pantano ucraino. Dovremmo ringraziare l’eroica resistenza degni ucraini. Mosca può preoccupare la Polonia e i paesi baltici, pronti a difendersi, ma non andare oltre. Poi in campo c’è l’India, che cresce rapidamente e si muove ondeggiando come terza forza tra Oriente e Occidente, ma la lista finisce qui.

Il vero problema per l’America trumpiana si chiama Unione Europea. Sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo politico. Trump, tra un dazio e l’altro, mettendo in difficoltà anche gli Stati Uniti, non fa che ripetere la stessa litania da quando è tornato alla Casa Bianca. In fondo, dice agli europei, il mondo è cambiato. I “blocchi” sono cambiati. La NATO esiste, ma la ricca Europa non può continuare a sentirsi sicura sotto l’ombrello americano. Che costa. Tanto. Dunque, cari europei, cambiate rotta. Le guerre non piacciono agli americani, e neppure agli europei. Più che alla Russia e alla Cina il blitz di Caracas parla a voi. Quale paese europeo sarebbe in grado di organizzare un intervento simile? Nessuno. E non solo perché i popoli, dunque gli elettori, sono pacifisti. Quale paese europeo sarebbe in grado di bombardare i siti nucleari iraniani? Nessuno. Eppure sono un problema anche europeo. Quale paese dell’Unione sarebbe stato in grado di trattare con i Paesi arabi sul Medio Oriente mentre la Turchia è in preda a una palese nostalgia ottomana?
Più chiaro di così l’avvertimento non poteva essere. Un nuovo ordine mondiale sta nascendo? Si può esserne protagonisti o vittime. Si tratta di scegliere. Di avere la forza di scegliere.

 

Venezuela: Trump, il blitz teatrale e il nuovo ordine mondiale

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *