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Come finisce in Iran? Quando Oriana Fallaci bacchettava lo Scià e Khomeyni

Gennaio 14, 20260

Come finirà in Iran? In realtà non lo sappiamo. Le manifestazioni di piazza continuano, ovunque. La repressione è feroce. Si può auspicare la caduta del regime, ma non abbiamo certezze. La situazione ricorda quella di 47 anni fa. Il 14 gennaio 1979 due milioni di iraniani invasero Teheran. La “rivoluzione” islamica vinse. Gli intellettuali e i partiti della sinistra europea applaudirono la sconfitta del regime dello Scià. Due giorni dopo, il 16 gennaio, Pahlavi lasciò la Persia pilotando il suo aereo privato. Poi arrivò Khomeyni. Fu meglio o peggio per i cittadini iraniani? Forse solo il popolo può esprimere una opinione corretta.

Mohammad Reza Pahlavi

Nel 1973 Oriana Fallaci intervistò lo Scià. E, come sempre, non mancò di criticare lui e il suo governo, dubitando che fosse democratico. Pahlavi rispose così: “In molti sensi, l’Iran è più democratico dei tuoi paesi in Europa. A parte il fatto che i contadini possiedono la loro terra, che gli operai partecipano alla gestione delle loro fabbriche, che i grandi complessi industriali sono di proprietà dello Stato invece di essere in mani private, devi sapere che le elezioni qui cominciano nei villaggi e si svolgono a livello locale, comunale e provinciale. In Parlamento, è vero, ci sono solo due partiti. Ma sono loro che accettano i 12 punti della mia Rivoluzione Bianca, e quanti partiti dovrebbero rappresentare l’ideologia della mia Rivoluzione Bianca? Inoltre, quei due sono gli unici in grado di raccogliere voti sufficienti”.

“I gruppi di minoranza – aggiunse – sono così poco importanti, così ridicoli, da non riuscire a far eleggere un solo membro. E, per quanto possa essere, non desidero che alcuni gruppi di minoranza eleggano un deputato al Parlamento. Proprio come non desidero che il Partito comunista sia legale. I comunisti sono fuorilegge in Iran. Tutto quello che vogliono è distruggere, distruggere e distruggere, e riservano la loro fedeltà agli altri piuttosto che al loro Paese e al Re. Sono dei traditori e io sarei un pazzo se consentissi loro di esistere”.
Alla Fallaci la risposta non piacque. Rileggendola, a chi poteva piacere?

Oriana Fallaci non risparmiava niente a nessuno. Il regime islamico governava da qualche mese e andò a Teheran per intervistare Khomeyni. L’intervista fu pubblicata il 26 settembre 1979 sul “Corriere della Sera”. L’intervista in cui la giornalista si tolse il velo che l’imam aveva subito imposto alle donne, che l’8 marzo precedente scesero in in piazza per protestare, senza esito. Fino a pochi mesi prima giravano tranquillamente in minigonna.

La piazza invoca Khomeiny nel gennaio del 1979

Vale la pena ricordare qualche passo della Fallaci. L’intervista è introdotta così:  “Il suo ritratto è ovunque, come una volta il ritratto dello Scià. Ti insegue nelle strade, nei negozi, negli alberghi, negli uffici, nei cortei, alla televisione, al bazaar: da qualsiasi parte tu cerchi riparo non sfuggi all’incubo di quel volto severo ed iroso, quei terribili occhi che veglianoghiacci sull’osservanza di leggi copiate o ispirate da un libro di millequattrocento anni fa. […] Chi lo contesta o lo critica o lo maledice viene considerato un nemico della Rivoluzione, un traditore dell’Islam, una spia degli americani, un provocatore sionista, un agente della Savak, ed ha solo due scelte: arrendersi o fuggire all’estero. […]”

Eppure – avvertì Fallaci –  è troppo presto per dire che si tratta di una rivoluzione fallita, esplosa per sostituire un despota con un altro despota. Ed è addirittura azzardato concludere che non si tratta di una rivoluzione bensì di una involuzione, quindi tante creature son crepate per nulla, al-tempo-dello-Scià-era-meglio. I grandi capovolgimenti conducono sempre ad eccessi, estremismi fanatici, interregni caotici: la Francia non ci dette forse il Terrore? E una rivoluzione è avvenuta: religiosa, non libertaria. Per questo non la riconosciamo, e ce ne inorridiamo. Per questo ne siamo delusi. Bisogna tentar di capire. Bisogna ascoltare chi risponde con le lacrime in gola che sì, al tempo dello Scià si poteva bere il vino e la birra e la vodka e lo whisky, però si torturavano gli arrestati con sevizie da Medioevo; si poteva ballare e nuotare in costume da bagno e lavarsi i capelli dal parrucchiere, però dagli elicotteri si gettavano i prigionieri politici nel lago Salato; non si fucilavano gli omosessuali, le prostitute, le adultere, però si massacrava la gente nelle piazze e si viveva solo per vendere il petrolio agli europei”.

Ed ecco, secche, taglienti, le domande a Khomeyni e le sue risposte.

Fallaci: Imam, democrazia significa molto di più. E questo lo dicono anche i persiani che come noi stranieri non capiscono dove vada a parare la sua Repubblica Islamica.

Khomeyni: Se voi stranieri non capite, peggio per voi. Tanto la faccenda non vi riguarda: non avete nulla a che fare con le nostre scelte. Se non lo capiscono certi iraniani, peggio per loro. Significa che non hanno capito l’Islam.

Fallaci: Però hanno capito il dispotismo che oggi viene esercitato dal clero, Imam. Nella stesura della nuova Costituzione l’Assemblea degli Esperti ha passato un articolo, il Quinto Principio, secondo cui il capo del paese dovrà essere la suprema autorità religiosa, cioè lei, e le decisioni definitive dovranno essere prese soltanto da coloro che conoscono bene il Corano, cioè dal clero. Ciò non significa che, per Costituzione, la politica continuerà ad essere fatta dai preti e basta?

Khomeyni: Questa legge che il popolo ratificherà non è affatto in contraddizione con la democrazia. Poiché il popolo ama il clero, ha fiducia nel clero, vuol essere guidato dal clero, è giusto che la massima autorità religiosa sovrintenda l’operato del primo ministro o del presidente della Repubblica per impedire che sbaglino e che vadano contro la legge cioè contro il Corano. O la massima autorità religiosa o un gruppo rappresentativo del clero. Ad esempio cinque Saggi dell’Islam, capaci di amministrare la giustizia secondo l’Islam.

Le proteste in piazza di questi giorni

Meglio o peggio dello Scià? Certo il regime teocratico ha stancato gli iraniani, come quello precedente. Il successore di Khomeyni, Ali Khamenei, resisterà o il 16 gennaio 2026 s’imbarcherà su un aereo russo verso un esilio moscovita? Il popolo è stanco, ma la sua vittoria non è sicura. Il regime sembra in realtà in grado di resistere. Possiamo sperare nella vittoria del popolo. Ma dobbiamo anche domandarci chi potrà prendere in mano un paese disperato. Per ora è buio fitto. In attesa di conoscere il futuro è opportuno riflettere sulla complessità del passato.

 

Come finisce in Iran? Quando Oriana Fallaci bacchettava lo Scià e Khomeyni

 

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