Donald J. Trump può non essere simpatico. Per la sua postura. Per come si rapporta con gli storici alleati. Per come cambia idea ogni cinque minuti. Per il suo essere sempre sopra le righe. Ieri voleva comprare il Canada, poi la Groenlandia. Oggi vuole comprare Cuba. Come fosse un giocoliere, minaccia dazi stellari, poi ci ripensa, poi minaccia ancora.
Alla Casa Bianca è arrivato due volte agitando la bandiera retorica del “Make America Great Again”, rispolverando l’ideologia isolazionista che da sempre anima larga parte della cultura dell’America profonda, più repubblicana che democratica, ma in fondo trasversale.
Trump è difficile da comprendere. Non vuole le guerre ma fa le guerre. Pretende di cambiare il nome al Golfo del Messico. E poi aiuta il Messico “nemico” ad abbattere il più grande cartello messicano della droga. Risuscita la dottrina Monroe e “rapisce” Il dittatore Maduro, ma non occupa il Venezuela. Sostiene Israele dopo il 7 ottobre, ma impedisce a Netanyahu di occupare la Striscia di Gaza. Tratta con Teheran, ma se la trattativa langue prima avverte e poi procede, chiedendo e ottenendo l’indispensabile supporto di Israele e il via libera di tutto il Medio Oriente, Turchia compresa.
Può non essere simpatico Donald J. Trump. Eppure… Eppure sta disegnando un nuovo ordine mondiale. Può non piacere alle anime belle, ai retorici del pacifismo. Il pacifismo strabico delle sinistre europee. Il pacifismo strabico delle destre estreme europee. Quelle, per intenderci, che vorrebbero regalare a Putin l’Ucraina e agli ayatollah Israele, il Golfo, un pezzo di Africa, insieme alla Cina.
In questo nuovo ordine mondiale, tutto da costruire, tutto da comprendere, quale sarà il ruolo dell’Europa? Questo è in fondo l’interrogativo che non ha risposta. Non ce l’ha perché, come italiani e come europei, siamo abituati a essere protetti dallo scudo militare americano. Sui dazi Trump ha torto. Colpiscono più i cittadini statunitensi che noi. Ma ha ragione Trump quando lamenta che la NATO funziona solo perché paga Washington. Perché l’Unione Europea non riesce a evolversi in un soggetto politico.
In questo preoccupante contesto di crisi internazionale, tuttavia, emerge una realtà di cui si fa fatica a parlare ad alta voce. La Russia non è più una grande potenza, e anche la Cina non sta messa benissimo.
Ma ragioniamo prima sulla Russia e su Putin, il vero fantasma del momento. Un fantasma che attacco’ uno Stato sovrano pensando di vincere una guerra lampo occupando l’Ucraina e si è invece impantanato in una situazione dalla quale non riesce a uscire. Un fantasma che ha avuto il coraggio di definire la morte di Khamenei “Un assassinio commesso in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale”.
Ve lo ricordate l’urlo di Al Capone contro Eliot Ness? Eccolo: «Ma vattene, non sei niente, sei solo chiacchiere e distintivo!» Al Capone perse. Ness vinse. Ma la storia si può rovesciare. È Putin oggi il “capo” che si illude di non essere uno zar solo “chiacchiere e distintivo”.

