
Si temeva un rinvio, invece è arrivato il primo via libera dell’aula del Senato al disegno di legge per il contrasto dell’antisemitismo, con 105 sì, 24 no e 21 astensioni. A favore il centrodestra e i senatori di Italia viva e di Azione. Contrari 5Stelle e Avs. Non è stato tuttavia accolto l’accorato appello della senatrice a vita Liliana Segre, che aveva ha auspicato “una convergenza trasversale, la più ampia possibile”, per dimostrare che davvero chi odia gli ebrei è “un nemico di tutti”. Non è stato accolto nonostante che proprio al Senato sia stato presentato ieri il “Rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia″ prodotto dal 1991 dalla Fondazione CDEC. Un rapporto inquietante. Segnala, infatti, che nel corso del 2025 si sono registrati in Italia 963 episodi di antisemitismo. Questo dato rappresenta una crescita di circa il 10% rispetto al 2024, del 100% rispetto al 2023 e del 400% rispetto al 2022.

Le posizioni politiche erano note. Il disegno di legge – primo firmatario il leghista Massimiliano Romeo – è frutto del lavoro fatto sulla base di alcune proposte vagliate in commissione Affari costituzionali. Favorevoli al testo la maggioranza, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, Italia viva e Azione. Scontato il voto contrario di Avs, mentre avrebbero voluto alcuni emendamenti i Cinque Stelle e la larga maggioranza del PD. Non sono passati e il PD si è astenuto. I Cinque Stelle sono stati più radicali votando contro. Almeno sei democratici, i cosiddetti riformisti capeggiati da Graziano Delrio, hanno invece votato a favore. Anche Delrio aveva presentato un suo disegno di legge che, come gli altri, faceva riferimento alla definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), che viene citata nell’articolo 1 del ddl. I Cinque Stelle e la maggioranza del Pd contestano che esista il rischio che ogni critica espressa al governo israeliano diventi in automatico una forma di antisemitismo. Una posizione – palesemente errata – che tiene conto della protesta degli ambienti anti-israeliani, i “movimenti” protagonisti, dopo il pogrom del 7 ottobre 2023, di tante manifestazioni pro-Pal e, in sostanza, pro-Hamas.
Il dibattito che da mesi si svolge nel Pd stupisce. Perché, come ha ricordato la senatrice di Fratelli d’Italia Ester Mieli nel suo intervento in aula, il 17 gennaio 2020 il governo italiano adottò formalmente la definizione dell’IHRA. Il governo (5 settembre 2019-26 gennaio 2021), sostenuto da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali, Italia Viva, era allora guidato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, indicato dai Cinque Stelle. Sorprende dunque la posizione del PD, ma solo in parte. All’epoca era guidato dal segretario Nicola Zingaretti. L’attuale segretaria Elly Schlein ha tutt’altra caratura culturale. Sorprende molto, piuttosto, la svolta dei Cinque Stelle. Il Giuseppe Conte che approvò la definizione dell’IHRA è lo stesso Giuseppe Conte che oggi la contesta.
Tornando alla adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA, da tempo sollecitata dall’UCEI, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, è corretto ricordare il commento dell’allora presidente di FdI Giorgia Meloni, all’epoca all’opposizione: «Bene l’adozione della definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, approvata oggi in Consiglio dei Ministri. Una svolta che di fatto dà ragione a Fratelli d’Italia, che da tempo denuncia lo strabismo della sinistra che ha sempre considerato l’antisemitismo un problema connesso solo con l’estrema destra, ignorando volutamente l’antisemitismo di matrice islamica e quello sempre più diffuso nell’estrema sinistra, che ha tramutato l’ostilità contro lo Stato di Israele in ostilità contro le comunità ebraiche. La definizione di anti IHAR – adottata durante l’assemblea plenaria svoltasi a Bucarest nel maggio 2016, poi fatta propria dalla risoluzione del Parlamento europeo n. 2017/2692 – rispecchia invece la necessità di contrastare l’antisemitismo in tutte le sue forme e matrici, così come da sempre chiesto da Fratelli d’Italia e formalizzato anche con la mozione presentata in Senato».
Giorgia Meloni non ha cambiato idea. Non l’ha cambiata Italia Viva. Non l’hanno cambiata Forza Italia e Lega. L’ha cambiata il PD. L’ha cambiata, Giuseppe Conte. Forse sarebbe opportuno che spiegassero perché.

