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Crollo di Orban, l’Europa respira, Putin perde un cameriere

Aprile 12, 20260

Da ragazzo cantavo “Avanti ragazzi di Buda, / avanti ragazzi di Pest, / studenti, braccianti, operai / il sole non sorge più ad Est!”
Sono versi della canzone scritta da Pier Francesco Pingitore nel 1966, nel decimo anniversario della rivolta ungherese, sconfitta nel sangue dai carri armati dell’Unione Sovietica. L’Est era, appunto, la Russia comunista. Ero anticomunista e speravo che prima o poi l’Europa dell’Est riuscisse a liberarsi. Il crollo del muro di Berlino ci ha illuso e ha illuso anche il popolo russo. A Est Putin ha costruito un nuovo impero dittatoriale, un po’ post-sovietico, un po’ post-zarista. Chi è amico di Putin non è amico della democrazia, della libertà di pensiero e dei valori dell’Occidente, con tutti i suoi difetti, compresi quelli dell’Unione Europea, che andrebbe rifondata.
I popoli sono sovrani. Da chi farsi guidare lo decidono loro. Tuttavia, a urne chiuse, non posso che essere felice della sconfitta di Orban e della vittoria di Magyar. Di Orban conosciamo le origini antisovietiche e liberali, e il suo approdo verso la “democrazia illiberale”. Di fatto anti-europeo filorusso, nemico dell’Ucraina. Magyar lo conosceremo. Per ora sappiamo che, ex delfino di Orban, è di destra, europeista e non filo russo. Magari mi deluderà. Tante volte sono stato deluso. Per ora apprezzo. Lo ha scelto la stragrande maggioranza dei giovani magiari. Non è una garanzia, piuttosto una speranza. A loro dedico “Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest”!

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