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Ritorno al Novecento. Nella notte, all’improvviso, EFG, Gubbio, 2022
2022, 24 febbraio. Da pochi giorni la Russia ha riconosciuto unilateralmente l’indipendenza del Donetsk e del Lugansk, le due regioni russofone del Donbass. Mosca avvia l’invasione dell’Ucraina. La storia d’Europa cambia. Fa un passo indietro, ripiombando in pieno Novecento. Si pensava che non sarebbe mai più potuto accadere. Eppure è accaduto. L’illusione di una perenne pace continentale è sfumata. Preoccupa la guerra, indignano le stragi. Ma si è persa la capacità di distinguere tra aggressori e aggrediti, tra democrazia e dittatura. Mentre riemergono pacifismi ottusi, antiamericanismi di vario colore e suggestioni euroasiatiche.

Dall’indice: Un passo indietro; Pace, libertà e campo neutro; Antifascismo, Resistenza, Ucraina: uso, abuso ed eterogenesi dei fini; Quando gli illiberali si danno la mano; Complottismi, Spectre e Impero del Male; L’Ucraina e il 25 aprile sbagliato dei partigiani comunisti; L’America, la guerra e l’odio di sé; Orbán, il magiaro con il piede in due scarpe; Le Pen, fine necessaria di una dinastia; Il partito conservatore che non c’è; Riconciliazione: quel Capodanno sprecato del 1947; In camicia quasi nera. Il “Corriere della Sera” durante in fascismo; Facciamo storia, non moralismo. Omaggio a Renzo De Felice; La macchina imperfetta: il regime che non riuscì a essere totalitario; Quel che resta di Mao; Italia 1938, l’invenzione di un nemico; Gli intellettuali italiani e l’antisemitismo; La Grande Guerra, necessità della memoria; 25 luglio 1943: l’impossibile verità e la percezione dei contemporanei.

Disponibile nelle librerie online e direttamente presso l’editore EFG: Corso Giuseppe Garibaldi, 45, 06024 Gubbio (PG), tel. 075 9222541
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L’America di Margherita Sarfatti. L’ultima illusione, Rubbettino, Soveria Mannelli 2021
Nella primavera del 1934 Margherita Sarfatti (1880-1961) compie un lungo viaggio nel Nord America. Vuole immergersi nella nazione «più grande del vero», farsene un'idea personale al di là degli stereotipi, Accolta come una "regina senza corona" tiene conferenze, parla alla radio, cerca di spiegare il fascismo agli americani e, soprattutto, al presidente Roosevelt, che la riceve alla Casa Bianca. Al ritorno si illude di convincere Mussolini della necessità di stringere rapporti con Washington, nel nome di una comune civiltà, piuttosto che con la Berlino di Hitler. Ma per il dittatore l'America «non conta niente», Alla raffinata intellettuale veneziana non resta che un'ultima carta: affidare nel 1937 il suo testamento politico e culturale a "L'America, ricerca della felicità", un saggio in cui luci e ombre si alternano, nel quadro di un complessivo innamoramento per gli Stati Uniti. Pochi mesi dopo - in piena campagna antisemita - il libro viene ritirato dal commercio. La donna che aveva creato il mito del Dux sceglie l'esilio.
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Attilio Tamaro: il diario di un italiano (1911-1949), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2021
Triestino di origine istriana, giornalista, storico, diplomatico, Attilio Tamaro (1884 -1956) è stato uno dei massimi protagonisti dell'irredentismo giuliano. Autore prolifico di saggi storici e politici, ha lasciato inedito il suo diario privato, che si sviluppa dalla Trieste austroungarica del 1911 alla guerra vinta, attraversa il fascismo per superare la fine del regime e affacciarsi nella guerra civile e nella ricostruzione. Un grande e intenso affresco - privo di filtri - su quasi quarant'anni di storia italiana ed europea. Di cultura nazional-patriottica, monarchico, volontario nella Grande Guerra, teorico del nazionalismo, aderì al fascismo nel 1922. Contrario all'antisemitismo, fu espulso dal Pnf nel 1943, non aderì alla Rsi e da neo-irredentista tornò a difendere l'italianità di Trieste e delle terre adriatiche. Nel diario le sue analisi, i retroscena politici e gli incontri con centinaia di persone, da Giolitti a Salandra, da D'Annunzio a Mussolini, da Grandi a Federzoni, da Balbo a Bottai. E ancora, intellettuali, politici e diplomatici incrociati nel suo peregrinare tra Trieste, Roma, i Balcani, Vienna, Parigi, Londra, Fiume, Amburgo, Helsinki, Mosca, Leningrado e Berna. Il diario è introdotto da una biografia basata sullo scandaglio di documenti e carteggi, presenti in diversi fondi archivistici. Ne emerge la complessa e tormentata personalità di un uomo di grande cultura, capace di dialogare a tutto campo. Margherita Sarfatti così gli dedica il suo Dux: «Ad Attilio Tamaro, italianissimo figlio di Trieste, nel nome di Trieste, madre della mia madre, offre con amicizia». «Ho letto - scrive Tamaro a Umberto Saba - le tre poesie con eguale piacere: mirabile mi sembra La preghiera dell'angelo custode dove l'episodio è ricordato con arte purissima ed è poi elevato a una vasta significazione. Attendo vivamente l'annunciato volume di poesia». Tamaro è in relazione con tutti i protagonisti dell'irredentismo triestino, istriano e dalmatico, in particolare Camillo Ara, Mario Alberti, Giorgio Pitacco, Salvatore Segré Sartorio, Fulvio Suvich, Francesco Salata. Intensi i suoi rapporti con Eugenio Balzan, Camillo Castiglioni, Francesco Coppola, Mario Missiroli, Giuseppe Volpi di Misurata. Feroci le sue critiche a Galeazzo Ciano «satrapo orientale» - e a Mussolini che, dopo averlo ammirato, quando nasce la Rsi definisce «il farneticante di lassù». Nella biografia emerge anche la figura del figlio di Tamaro, Tullio, che nel 1942 entra nel Pci clandestino milanese e con Emilio Sereni rappresenterà il partito nel Cln regionale lombardo.
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Cronache del virus. Diario della decrescita infelice, EFG, Gubbio, 2020
Questo libriccino nasce per caso. È figlio della clausura. E di Facebook, la piazza virtuale che malamente sostituisce le piazze reali. Costretto all'isolamento, via via più stringente, ho cercato di fissare in qualche modo pensieri, sensazioni, riflessioni. Che stanno lì, nella bolla del web. E lì potevano finire. Disperdersi. Insieme al ricordo di una stagione triste, che ci ha colpiti singolarmente e collettivamente come non avremmo potuto immaginare…
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Lo “squalo” e le leggi razziali. Vita spericolata di Camillo Castiglioni, Rubbettino, Soveria Mannelli 2017
Una vita spericolata, che sembra un romanzo, quella del triestino Camillo Castiglioni (1879-1957), che da Vienna riuscì a edificare un impero industriale e finanziario tra i più rilevanti della sua epoca. Amico di Ferdinand Porsche ed Ernst Heinkel, porta al successo la Austro-Daimler e la Bmw, mentre costruisce aerei e dirigibili. Proprietario di banche, acciaierie, giornali, aziende elettriche, con la Comit di Giuseppe Toeplitz e la Fiat di Giovanni Agnelli partecipa all’espansione economica italiana nell’Europa centrale e balcanica dopo la grande guerra. Collezionista d’arte e mecenate, collabora con la diplomazia italiana e aderisce al fascismo ma, nonostante si appelli al duce, non ottiene la “discriminazione” dalle leggi antiebraiche né riesce a riparare negli Stati Uniti. Tra cadute e rinascite, lo “squalo” – sospettato di aver riciclato in Svizzera fondi neri di Mussolini e Ciano – s’inventa sempre nuove imprese. Fino a ingaggiare un epico duello legale con il maresciallo Tito. Attraverso una vita la complessità del Novecento.
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Storia di Alice. La Giovanna d’Arco di Mussolini, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010
Claretta Petacci la temeva e la considerava una "vipera". Per il diplomatico Attilio Tamaro era bella, intelligente e allegra. Per Gabriele d'Annunzio era la romantica Alis. Alice de Fonseca, protagonista di questa storia con il marito Francesco Pallottelli e il figlio Virgilio, è tra le meno conosciute "donne del Duce". Fiorentina di nascita, marchigiana d'adozione, perfettamente bilingue grazie a una nonna inglese, ha attraversato la prima metà del Novecento nel segno della passione patriottica e politica. Con il marito impresario musicale fa la spola tra Londra, Parigi e gli Stati Uniti, dove - con il sostegno di Mussolini - diventa infaticabile "ambasciatrice" della nuova Italia fascista. Alice conosce il Duce a Londra, alla fine del 1922. Il legame dura fino al 1945, quando insieme alla famiglia, sfollata sul lago di Como, vive il definitivo tramonto del dittatore. Il marito Francesco sarà Podestà "repubblichino" della nativa Fabriano. Il figlio Virgilio, assegnato al Quartier Generale con incarichi speciali, viene arrestato con i gerarchi a Dongo. Mussolini s'illude che lui o la madre possano essere i punti di riferimento per un eventuale contatto con Churchill. Osservando controluce la saga familiare di Alice si vedono in filigrana l'Italia e gli italiani del Novecento, con i loro sogni, le loro delusioni le vittorie e le tragedie.
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Cesira e Benito. Storia segreta della governante di Mussolini, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007
La governante Cesira Carocci (Gubbio, 1884-1963) è l'unica donna, a parte la moglie Rachele, che abbia vissuto in casa di Mussolini, dal 1923 al 1934. Al contrario di altri collaboratori - dal commesso Navarra all'autista Boratto non ha mai rivelato segreti, né lasciato memoriali. Tra le "donne del duce" è forse la più misteriosa. Raccomandata da Margherita Sarfatti, ribattezzata da D'Annunzio "Suor Salutevole", diventò col tempo interfaccia tra la "società civile" e il dittatore. Confidente, infermiera, "segretaria", entrò in conflitto con donna Rachele. La moglie del duce riteneva che ne coprisse i tradimenti e che lei stessa fosse una delle tante amanti. Nonostante la simpatia della sorella del duce, Edvige - provata da una lettera privata inedita - alla fine fu licenziata.
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Il razzista totalitario. Evola e la leggenda dell’antisemitismo spirituale, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007
A più di trent'anni dalla morte, Julius Evola è ancora un punto di riferimento ideologico per il mondo della destra radicale. Resistono il suo mito di filosofo anti-moderno e la leggenda di un suo razzismo innocuo perché "spirituale". Ma ha un senso distinguere il razzismo "spirituale" dal razzismo biologico? Fornire al razzismo/antisemitismo motivazioni "spirituali" modifica la sostanza del pregiudizio? Le teorie di Julius Evola sono realmente solo "spirituali" oppure sono soltanto un tentativo non riuscito di edulcorare la sostanza del razzismo/antisemitismo? Per Evola non si può parlare di una "parentesi" razzista, ma di un razzismo radicale e persistente che il pensatore tradizionalista mette al servizio della svolta mussoliniana, anche a costo di adattarne i contenuti alle esigenze politiche del fascismo, senza mai criticare le leggi razziali, se non perché applicate in modo troppo moderato a causa delle "discriminazioni". L'evoliana "razza dello spirito" non sfugge al determinismo biologico e anzi si risolve in un razzismo totalitario, più esigente, che differisce da quello del "Manifesto della razza" solo per la definizione di quella italiana come razza "ario-romana" piuttosto che "ario-nordica".
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Mussolini e il diplomatico. Vita e diari di Serafino Mazzolini, un monarchico a Salò, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005
Le speranze, le illusioni di un fascista “modello” attraverso la biografia politica e i diari 1939-1945 di Serafino Mazzolini, sottosegretario agli Esteri della Repubblica di Salò. Ex massone, terziario francescano, i suoi appunti quotidiani sono una cronaca appassionante della progressiva crisi del regime e restituiscono l’immagine inedita di un “gentiluomo” a torto annoverano tra i repubblichini per caso. Dopo l’8 settembre il diplomatico assiste incredulo allo sfaldamento dello Stato e da monarchico si sente tradito dal Re. Testimone impotente dell’ percepisce il ritorno di Mussolini come uno strumento per riaffermare la dignità della nazione. All’ombra del Duce, ne registra confidenze e umori e guida il ministero degli Esteri tentando di contrastare l’oppressiva egemonia tedesca. Con la sua morte, disse Mussolini commosso, . Marchigiano di nascita e umbro di adozione, Mazzolini (Arcevia 1890 – San Felice del Benaco 1945) comincia giovanissimo l’attività politica a Macerata. Nazionalista, interventista, avvocato e giornalista, è inviato speciale e combattente nella Grande Guerra. A Fiume con D’Annunzio, nella marcia su Roma guida le “camicie azzurre” di Ancona. Intimo di Federzoni, amico di Grandi e di Balbo, è segretario aggiunto del Pnf con Farinacci e deputato nel 1924. Direttore del “corriere Adriatico”, lascia l’attività politica per diventare un protagonista della diplomazia fascista, dall’America latina all’Egitto, al Montenegro.
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La destra e gli ebrei. Una storia italiana, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003
La destra italiana e la “questione ebraica” al di là dei luoghi comuni. Dal dopoguerra dei clandestini antisemiti alla condanna del razzismo: la storia inedita di una evoluzione politica e culturale tra imbarazzi, rimozioni, pentimenti. Le leggi razziali nelle memorie dei fascisti e dei “voltagabbana”. Julius Evola cattivo maestro di una generazione di nostalgici dell’hitleriano “nuovo ordine europeo”. Le radici culturali della destra filo-palestinese. Il neofascismo di fronte al processo Eichmann e alle verità sull’Olocausto. Gli italiani “brava gente” e il dramma degli ebrei fascisti. La conversione di Almirante e l’entusiasmo per Israele impegnato nelle guerre dei “sei giorni” e del Kippur: il Msi contestato dalla destra extraparlamentare. Dalla scoperta di Perlasca alla nascita di Alleanza Nazionale.

Una anticipazione del libro è stata pubblicata in “Liberal”, n. 16/2003, con il titolo “La lunga marcia verso David”.
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Alternativa e doppiopetto. Il Msi dalla contestazione alla Destra Nazionale 1968-1973, Isc, Roma 1992
Il volume analizza uno dei periodi più intensi della storia del Msi, il quale, pur avendo raggiunto il minimo storico elettorale, incide in modo significativo sullo scenario politico italiano. Il partito “incrocia” la contestazione studentesca e l’“autunno caldo” mentre deve sopportare le conseguenze della morte di Michelini. Sfrutta la crisi del centrosinistra rilanciandosi con a nuova segreteria Almirante che, abbandonate le liturgie nostalgiche, all’insegna dell’“alternativa al sistema” appoggia la rivolta di Reggio Calabria e mobilita nuove energie che lo portano alle vittorie elettorali del ’70, ’71 e ’72, La politica di aggregazione si compie con l’assorbimento dei monarchici e la nascita della Destra Nazionale. Mentre si sviluppa ai suoi danni l’offensiva terroristica nel quadro degli “anni di piombo”, si conferma la natura dialettica del partito.
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Una scommessa per l'Europa. Il vecchio continente di fronte al declino demografico, Settimo Sigillo, Roma 1987
Superata quota cinque miliardi la popolazione mondiale continua ad aumentare mentre l’Europa si conferma in pieno declino demografico. Il mito della “crescita zero”, alimentato dal catastrofismo ecologista di stampo malthusiano, si è rivelato perdente: la Terra può nutrire ancora miliardi di uomini ma gli Europei stanno diventando un piccolo popolo di vecchi, pressato da un Terzo Mondo giovane e prolifico. Se l’Europa vuol dimostrare di avere ancora una civiltà che merita di essere “tramandata” deve reagire al declino con una coraggiosa politica pronatalista e di incremento demografico. Gli incentivi economici non bastano più. Sperare che il Terzo Mondo smetta di procreare è ipocrita e fuorviante: i genitori del Duemila sono già tutti nati. Per non morire occorre accettare una scommessa rischiosa ma obbligata: pianificare l’immigrazione invece di subirla.
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Le curatele

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U. Spirito, Filosofia della grande civilizzazione. La “rivoluzione bianca” dello Scià, Luni Editrice, Milano 2019
Negli ultimi mesi di una vita segnata da una speculazione che tende a inverarsi nell’azione politica, Ugo Spirito ha lavorato a un volume sull’Iran governato da Mohammad Reza Pahlavi. Un libro rimasto inedito nella sua stesura integrale e oggetto, in tempi diversi, di manipolazioni e censure. A quarant’anni di distanza il testo appare nella sua versione originale, che rivela il reale pensiero del filosofo. Lo sforzo compiuto da Spirito è stato volto, nell’autunno del 1978, a comprendere e illustrare criticamente le linee guida della “rivoluzione bianca” dello Scià – avviata nel 1963 – inquadrandole nella storia della Persia e valutandone le possibili evoluzioni, mentre il Paese era sconvolto dalle proteste di piazza sfociate nel 1979 nella rivoluzione islamica guidata dall’ayatollah Khomeyni. Lo Scià appare a Ugo Spirito come un sovrano illuminato e ne valuta positivamente il sogno di trasformare l’Iran in una sorta di Città del Sole, nella quale regnino l’armonia e la collaborazione tra le classi sociali, nella prospettiva di un intenso sviluppo industriale. Una “città” laica, in cui non vi siano più sfruttatori e sfruttati, ricchi e poveri, proprietari e servi, secondo la tradizione socialista dalla quale, secondo Spirito, lo Scià ha tratto ispirazione per tracciare una “terza via” tra liberismo e comunismo. Per quanto illuminato, Spirito giudica il regime iraniano un dispotismo dittatoriale, errato sul piano teorico e fatalmente destinato a terminare con la scomparsa del suo protagonista.
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F. Petroselli, Ospedale da campo. Memorie di un medico cattolico dalla guerra di Libia a Caporetto, Rubbettino, Soveria Mannelli 2017
Ottobre-novembre 1917, dodicesima battaglia dell'Isonzo, disfatta di Caporetto. Di quel tragico momento sente l'eco il giovane ufficiale medico Filippo Petroselli, appena trasferito con il suo reparto a Bassano del Grappa. «Non dite - avverte - che il soldato italiano ha tradito.» E nelle sue memorie ammonisce: «Ricordatelo! La guerra non purifica. È una menzogna! La guerra è una melma che tutto copre e imputridisce». Già in Libia con gli alpini, Petroselli ama la «santa immagine della patria». Ma è intriso di spirito cristiano, e in lui amor di patria e pietà per il costo umano della Grande Guerra si confondono in una lettura critica degli eventi. Scritte nel 1920-21, le sue memorie antiretoriche, talvolta ironiche, talvolta cupe, sempre realistiche, aprono uno spaccato sul clima culturale italiano del travagliato secondo decennio del Novecento. Risorgimentale "riluttante", formatosi in un ambiente familiare e sociale clericale, il primo conflitto mondiale è stato per Petroselli l'«inutile strage» di Benedetto XV.
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Aa.Vv., L'islam e noi. Viaggio tra Europa e Mediterraneo, RaiEri, Roma 2002
Un viaggio nei paesi che si affacciano sulla sponda Sud del Mediterraneo. Un viaggio nella complessità del Nord Africa e del Medio Oriente, tra la storia, la cultura, i costumi, l'attualità sociale e politico-economica di popoli che hanno con l'Europa rapporti diversi, talvolta conflittuali, ma sempre profondi. Un viaggio per scoprire, senza pregiudizi, al di là dei luoghi comuni e delle tensioni derivanti dalla crisi mediorientale, come si viva nel cuore dell'Islam e quali siano le prospettive del processo di integrazione euro-mediterraneo avviato nel 1995 con la conferenza di Barcellona. Contributi di Gianni Scipione Rossi, Simona Sala, Milena Pagliaro, Valeria Collevecchio, Antonella Zunica, Giovanni Battista Tomassini, Annamaria Baccarelli, Maurizio Severino, Carlo Fontana, Anna Piras. Con una intervista esclusiva a Muammar Gheddafi.
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Aa.Vv., La rivolta. Reggio Calabria: le ragioni di ieri, la realtà di oggi, Isc, Roma 1991
Il volume raccoglie gli atti del convegno “A vent’anni della rivolta di Reggio: le ragioni di ieri e la realtà di oggi”, organizzato dall’Istituto di Studi Corporativi a Reggio Calabria il 7 e 8 dicembre 1990.
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E. Massi, Nazione Sociale. Scritti politici 1948-1976, Isc, Roma 1990
Se il Msi è un “oggetto misterioso” della politica italiana, la sinistra missina lo è ancor di più. Con gli scritti raccolti in questo volume e con l’intervista che li introduce, Ernesto Massi ne svela le caratteristiche e ne conferma la profonda alterità rispetto agli schemi politici del dopoguerra. “A Milano – ricorda – i primi voti ce li hanno dati gli operai”. Cos’è la destra? “Il capitalismo, ogni sua limitazione è a sinistra. Per questo si può parlare di sinistra nazionale”.
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G. Rossi, R. Bianda, G. Leone, A. Urso, Atleti in camicia nera. Lo sport nell’Italia di Mussolini, Volpe, Roma 1983
Il primo nodo da sciogliere affrontando il vastissimo e complesso tema del rapporto tra fascismo e sport – a torto ritenuto minore tra i tanti isolabili nella storia del Ventennio, come se non fosse anch’esso essenziale ai fini della comprensione della evoluzione della società italiana – è forse quello della natura da riconoscere all’intervento del regime in questo settore. Fu, per parale fuor di metafora, vera rivoluzione? O molto più semplicemente il fascismo, postosi l’obiettivo di ingabbiare la società in tutte le sue espressioni, fatalmente si accorse della sua esistenza e soprattutto della sua tendenza ad espandersi a causa dei nuovi ritmi di vita che si andavano imponendo a mano a mano che l’Ottocento diventava uno sbiadito ricordo, portando con sé una mentalità nuova, disponibile forse per la prima volta nel nostro paese a mantenere in allenamento un fisico scoperto e duramente impegnato nella Grande Guerra? … (Gianni [S.] Rossi, Alla ricerca dell’uomo nuovo). Con una intervista a Vittorio Mussolini.
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Le prefazioni

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R. De Felice, Scritti giornalistici. III. “Facciamo storia, non moralismo” 1989-1996 (a cura di G. Parlato e G. Podda), Luni Editrice, Milano 2019
È ormai nota l’influenza che Renzo De Felice ha avuto nella storiografia sul Novecento. Lo storico romano ha innovato profondamente l’approccio allo studio del fascismo, passando da una lettura moralistica, manichea e demonizzante a una lettura problematica e complessa, basata, per la prima volta, sull’accurata analisi dei documenti dello Stato, dei carteggi dei protagonisti, della documentazione più varia al fine di realizzare una storia – mai definitiva – dell’Italia nel periodo fascista. Assai meno nota è invece l’influenza che De Felice ha avuto tra i non addetti ai lavori, presso cioè quella più vasta opinione pubblica che, tra gli anni Sessanta e Novanta, leggeva ancora i giornali. In quei quasi quattro decenni De Felice ha scritto oltre 280 articoli per quotidiani, per settimanali o ha rilasciato interviste, affrontando alcuni problemi storiografici fondamentali: il consenso al fascismo, l’antisemitismo, il rapporto tra fascismo e intellettuali, la Grande Guerra, la difesa dello Stato di diritto, la libertà di ricerca, il terrorismo, la crisi dello Stato, solo per ricordare i temi più significativi. In questi articoli, che si ripropongono per la prima volta a vent’anni dalla sua scomparsa, emergono l’interesse e la curiosità dello storico verso la realtà contemporanea e il presente; nello stesso tempo, De Felice anche negli scritti giornalistici non rinunciò a descrivere in termini complessi la storia e non esitò a esercitare la critica contro i conformismi e contro le “vulgate”, in nome di una libertà di pensiero che non ha mai conosciuto, in lui, condizionamenti di carattere Politico.
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M. Marsilio, Razzismo. Un’origine illuminista, Vallecchi, Firenze 2006
Il razzismo ha rappresentato per oltre due secoli la più pericolosa infezione dello spirito nella cultura occidentale. Il trauma del nazismo ha costretto a una riflessione accentrata quasi monotematicamente sulla Shoa. In questo studio si è voluta ricostruire più complessivamente la storia del mito della razza, individuando nei filosofi che fondano il pensiero moderno le radici di un nuovo atteggiamento di fronte al genere umano. Nella sua esperienza di amministratore di una grande metropoli (è consigliere comunale di Roma) Marco Marsilio ha affrontato i temi del confronto tra culture differenti, dell'integrazione etnica, dei conflitti di civiltà. Temi che sono alla base degli studi dai quali è nata questa opera.
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Volumicollettanei

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Interrogarsi sul Coronavirus tra fede e ragione (a cura di A. Castaldini), Salomone Belforte, Livorno 2020
Questo volume è un’opera a più voci sul Coronavirus e le sue conseguenze, dopo che la paura della morte e il distanziamento hanno condizionato la vita sociale, religiosa e politica dell’Italia e del mondo. Quarantacinque testimonianze sulla pandemia – cardinali, uomini di Chiesa, rabbini, imam, lama, storici, filosofi, economisti, giornalisti, donne e uomini di scienza, il diario di un bambino – descrivono la nostra incertezza, e riflettono su come affrontare il prossimo futuro con le armi più adatte: quelle della morale, della cultura, della fede, della ragione. La crisi vasta e profonda del tempo che stiamo vivendo ci spinge infatti a pensare con urgenza su come riformare la società e le istituzioni. La sfida in atto passa perciò dalle nostre esistenze individuali per aprirci, immediatamente dopo, a una prospettiva comune che non esclude la cura e la dignità di nessuno. A una minaccia globale bisogna trovare una soluzione globale: la risposta armonica e convergente di Fede e Ragione può affrontare la realtà che ci sta di fronte.
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The “Jewish Question” in the Territories Occupied by Italians 1939-1943 (eds. G. Orsina, A. Ungari), Viella, Roma 2020
This volume deals with a topic at central to the Italian historiographical debate, namely the Italian authorities’ attitude in the occupied territories during the Second World War and, in particular, towards the local Jewish communities. Through a reconstruction that is the result of authors with different sensitivities and historiographic approaches, the contradictory nature of the application of anti-Jewish legislation by Italian authorities emerges; an application that went from protection to more or less rigid internment up to handing them over to German authorities. A historiographically innovative book, therefore, that aims to shed light on one of the most dramatic events of the Second World War: the persecution of the Jewish population.
Contributi di Massimo Bucarelli, Ester Capuzzo, Daniele Caviglia, Marco Clementi, Roberto D'Angeli, Tommaso Dell’Era, Valentina Duka, Luca Fenoglio, Maria Teresa Giusti, Luca Micheletta, Luisa Natale, Giuseppe Parlato, Olga Manojlović Pintar, Giovanni Orsina, Anna Pizzuti, Gianni Scipione Rossi, Emanuele Sica, Shaban Sinani, Natalia Terekhova, Sanja Petrović Todosijević, Andrea Ungari, Filippo Vignato.
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Italy on the RImland. Storia militare di una penisola Euroasiatica. II. Suez (a cura di V. Ilari), Nadir Media Edizioni, Roma 2019
Contributi di: Gregory Alegy, Antonello Folco Biagini, Edoardo Boria, Riccardo Cappelli, Viviana Castelli, Giovanni Cecini, Cosmo Colavito, Soroor Coliaei, Simonetta Conti, Cesare Correnti, Giuseppe Cucchi, Fabio De Ninno, Basilio Di Martino, Eugenio Di Rienzo, Stefano Fabei, Lorenzo Fabrizi, Emanuele Farruggia, Ezio Ferrante, Mariano Gabriele, Giancarlo Garello, Enrica Garzilli, Ugo Gaudino, Virgilio Ilari, Massimiliano Italiano, Benjamin Z. Kedar, Maurizio Marinelli, Francesco Mattesini, Alessandro Mazzetti, Andrea Molinari, Gianluca Pastori, Andrea Perrone, Daniel Pommier Vincelli, Claudio Rizza, Mario Romeo, Gianni Scipione Rossi, Ferdinando Sanfelice di Monteforte, Marco Sciarretta, Enrico Silverio, Paolo Varriale.
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Camillo Castiglioni e il mito della BMW – und der mythos von BMW (a cura di S. Ognibene e M. Martinenzi), Goliardica Editrice, Trieste 2019
Un uomo oscuro, intricato e contorto, pieno di sfumature contrastanti, aggressivo come uno squalo affamato, sfuggente e tentacolare come una piovra, ma a volte ingenuo e fragile in maniera disarmante, capace di spietate operazioni finanziarie ma anche di nutrire un solido amore paterno e coltivare amicizie sincere. Il suo nome è per lo più sconosciuto, noto a ristrette cerchie di studiosi o di esperti in materia, e anche in questo caso decisamente dissimili tra loro: appassionati di moto e motori, storiografi di ambito politico e diplomatico, studiosi dello sviluppo industriale dell’Europa, esperti di alta finanza, un popolo eterogeneo ma non necessariamente inconciliabile. Di chi parliamo? Di Camillo Castiglioni, imprenditore spericolato, speculatore finanziario, abile affarista, donnaiolo impenitente e cultore dell’arte, che nel 1920, mentre i paesi europei - appena usciti dal conflitto più devastante della storia - faticavano a rialzare la testa, aveva accumulato un capitale stimato in 1.300 milioni di corone austriache, equivalenti a nove miliardi di euro attuali: forse l’uomo più ricco dell’Europa centrale. Una vita complessa la sua, che a raccontarla si fa fatica a metterne a fuoco contorni e limiti, talmente vasti i suoi interessi e le sue operazioni finanziarie, che spaziarono dalla istituzione delle maggiori banche europee del periodo, alla fondazione di innumerevoli società nel campo aeronautico, minerario, siderurgico e metallurgico. E poi la passione per i motori, una tra le tante innumerevoli passioni che hanno accompagnato la sua vita, dai motori per gli aerei, ai motori per le motociclette, una passione che lo portò, negli anni Venti del Novecento, a diventare proprietario di una anonima azienda dell’epoca, una tra le tante che produceva motori per aerei, la BMW di Monaco, che grazie al suo intuito e ai suoi capitali, coadiuvati dall’ingegno di uomini del calibro di Franz Josef Popp e di Max Friz, si trasformò in un’azienda produttrice di motociclette e poi di automobili, proiettata verso un destino di successo e affermazioni: il mito BMW.
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Lezioni di storia (a cura di S. Sparapani), Il Lavoro Editoriale, Ancona 2013
Dieci lezioni sulla storia delle Marche, dall’antichità ai nostri giorni, dal fortunato ciclo di incontri promosso tra il 2008 e il 2011 dalla provincia di Ancona. Contributi di Sergio Sparapani, Giulio Massobrio, Anna Foa, Luca Andreoni, Massimo Coltrinari, Marco Gemignani, Giovanni Santarelli, Gianni Oliva, Alberto Recanatini, Virgilio Ilari, Carlo Vernelli, Giovanni Ricci, Franco Frezzotti, Antonello Caporale, Stefano Zoppichini, Marco Severini, Giovanni Sabbatucci, Gianni Scipione Rossi, Mauro Canali.
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60 anni di un Secolo d’Italia (a cura di A. Rapisarda), Secolo d’Italia, Roma 2012
La storia di un giornale politico attraverso le sue prime pagine, articoli d’epoca e interventi dei giornalisti che, in tempi diversi, ne sono stati redattori.
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I dannati della rivoluzione (a cura di A. Ventrone), Eum, Macerata 2010
Perché le generazioni nate negli anni Sessanta e Settanta non hanno ancora la loro storia? Perché c’è un’evidente sproporzione tra l’attenzione suscitata nell’opinione pubblica dai libri di memorialistica, dalle ricostruzioni giornalistiche su quel ventennio, e il silenzio degli storici? Certamente, molto è dipeso dal fatto che quando quel periodo si è chiuso nel sangue, le ragioni di chi vi ha partecipato sono rapidamente precipitate nell’ombra. E mentre le ideologie del ’900 sopravvivevano sempre più faticosamente a se stesse, non è sembrato più possibile, né interessante, recuperare le ragioni di chi aveva creduto, sperato, combattuto per la rivoluzione. Eppure, se vogliamo capire quello che è stato e come è cambiato il paese dopo quegli eventi, alcune questioni non possono più essere eluse: tutto è iniziato con il ’68 o ancora prima? Piazza Fontana ha rappresentato veramente la «perdita dell’innocenza» per un’intera generazione che si è sentita costretta a difendersi dalla violenza dello Stato, come è stato tante volte ripetuto, o ci sono altre piste da percorrere? Estrema destra ed estrema sinistra sono stati nemici assoluti o invece hanno condiviso più cose di quanto a lungo abbiamo creduto? Come sono stati raccontati quegli anni dai loro protagonisti? E che pensano le nuove generazioni di quelle vicende così lontane? Sono questi alcuni degli interrogativi che questo lavoro si propone di esplorare, ponendo a confronto studiosi sia di diverse provenienze politiche e culturali che di generazioni differenti, con il comune obiettivo di mettere in discussione il senso comune che si è andato lentamente stratificando dopo trent’anni di letture parziali. Contributi di Emanuele Macaluso, Alberto Melloni, Giovanni Moro, Michela Nacci, Edoardo Novelli, Guido Panvini, Demetrio Paolin, Federica Rossi, Gianni Scipione Rossi, Ermanno Taviani, Angelo Ventrone, Vittorio Vidotto.
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L'intellettuale antisemita (a cura di R. Chiarini), Marsilio, Venezia 2008
Il fascismo fu razzista per vocazione o per convenienza? Le leggi razziali del 1938 furono l’esito di un’ideologia autoritaria spinta al suo estremo dalla disumanizzazione della «guerra civile europea» o l’approdo inesorabile di un movimento impegnato nella realizzazione di un progetto totalitario di conquista della società e di eliminazione genocidiaria dei nemici? Dopo un lungo silenzio – quasi una rimozione – la cultura italiana si sta da qualche tempo applicando per trovare risposta a questi interrogativi, cercando in particolare di chiarire le responsabilità che un intero paese ebbe, a diverso titolo, nella promozione e nel sostegno di una cultura antisemita. In questa prospettiva, cruciale fu il ruolo svolto dagli intellettuali: un ceto sempre strategico nella formazione dell’opinione pubblica, ma decisivo in un regime autoritario. In questo libro autorevoli studiosi dell'antisemitismo e della cultura italiana nel Ventennio quali Cristina Baldassini, Giovanni Belardelli, Roberta Cairoli, Annalisa Capristo, Alberto Cavaglion, Emanuela Costantini, Francesco Germinario, Claudia Mantovani, Renato Moro, Gianni Scipione Rossi, Maurizio Serra confrontano i loro diversi orientamenti. Prefazione di Stefano Folli.
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La memoria della Destra (a cura di G. Malgieri), Pantheon, Roma 2000
I profili dei protagonisti politici, culturali e giornalisti della destra italiana del dopoguerra nella raccolta di articoli pubblicati dalla rivista “Percorsi”.
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La nuova rivoluzione culturale. Dibattito sul futuro del corporativismo (a cura di G. Rasi), Isc, Roma 1990
Le analisi dei corporativisti hanno confermato, e tuttora confermano, che la fine della proposta socialcomunista solo superficialmente può apparire come la vittoria della vecchia liberaldemocrazia e della riesumata “mano libera” del mercato. I nodi derivanti dalla crisi endemica dei governi partitocratici e della inefficienza nella gestione dei grandi sistemi stanno venendo al pettine. Non il vecchio parlamento dei soli partiti, né il capitalismo finanziario e monopolistico saranno in grado di realizzare la moderna società, sempre più articolata e sempre più integrata. Le crescenti e diffuse consapevolezze morali, politiche e scientifiche richiedono il passaggio a strutture organiche e partecipazionistiche.
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Mussolini nel centenario della nascita, Ciarrapico Editore, Roma 1986
Questo volume rivisita due tra le molte manifestazioni indette per il centenario della nascita di Benito Mussolini. La prima, organizzata da un gruppo di uomini di cultura sotto la presidenza del professor Luigi Volpicelli, ha svolto in Roma, nelle sale di Castel Sant’Angelo, il 23, 24 e 25 settembre 1983, un convegno con relazioni e comunicazioni su “L’Italia tra le due guerre”. L’organizzazione della seconda è stata curata dal Comitato nazionale per il centenario della nascita di Benito Mussolini, presieduto da Vittorio Mussolini con la collaborazione di Nino Tripodi. La manifestazione si è svolta attraverso un “itinerario mussoliniano” in varie città italiane, con venti convegni di studio, dal 7 maggio 1983 al 29 luglio 1984.
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La cultura di destra tra presente e divenire (a cura di N. Tripodi), Ciarrapico Editore, Roma 1982
Raccolta di articoli pubblicati nelle pagine culturali del “Secolo d’Italia” dal 5 aprile 1980 al 27 giugno 1981.

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