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Pregiudizi

Settembre 29, 20220

Non conosco Ester Mieli. So che è una giornalista romana. So che è stata portavoce della Comunità ebraica. So che è stata candidata nelle liste di Fratelli d’Italia. So che è stata eletta senatrice. Auguri di buon lavoro.

A me non pare una grande notizia. Nel senso che non vedo quale sia la grande novità. Di senatrici Fratelli d’Italia e il centrodestra ne hanno elette tante. Perché bisognerebbe parlare della sua elezione come se fosse un evento? È italiana. È di religione israelitica. E dunque?

Eppure sembra che la sua elezione debba per forza essere trasformata in “notizia”, come se la scelta del partito per il quale si è candidata suoni strana. Non certo agli elettori che l’hanno votata, mi pare. Non mi pare che qualcuno si sia chiesto se fosse o meno ebrea. La notizia, casomai, si riduce alla sua vittoria contro Monica Cirinnà, esponente del PD e parlamentare di lungo corso. Evidentemente la Cirinnà non è stata gradita. Sicuramente molto meno della Mieli. Perché Mieli è  ebrea? Non credo. Gli elettori neppure se ne sono accorti. Perché la Mieli è conservatrice? Perché, magari, gli elettori si sono stancati dell’estremismo della Cirinnà? Probabilmente è così. La signora Cirinnà se ne farà una ragione.

Ma, dietro il rilievo dato all’elezione della Mieli, ho la sensazione che ci sia la perpetuazione di un pregiudizio. Di solito non mi preoccupo di che religione professino candidati ed eletti. So che italiani israeliti sono stati eletti nel corso del tempo. A destra come a sinistra. Per fortuna siamo una democrazia di uguali, nella quale i diritti civili e politici, individuali o collettivi, non dipendono dalla religione professata.

Questa volta è toccato alla destra, mentre Emanuele Fiano è stato sacrificato dal PD in un collegio lombardo tutt’altro che contendibile. E mi dispiace. Non ha un carattere facile. Ma è un combattente politico. Non la penso come lui su moltissime cose, ma lo rispetto. Invece il PD ha messo in condizione di essere eletta tale Rachele Scarpa, che nel 2021 pubblicò questo post: <Chi si ostina a parlare del “diritto di Israele di difendersi” si rifiuta di cogliere la gravità e la complessità della situazione, e chiude gli occhi davanti a quello che Human Rights Watch ha definito pochi giorni fa il regime di apartheid di Israele>. Fossi Fiano mi farei qualche domanda, e magari mi darei qualche risposta.

Ma il punto resta un altro. Perché – tra il detto e il non detto – dovrebbe sorprendere l’elezione di Ester Mieli con Fratelli d’Italia? A me – e credo a chiunque sia un po’ informato sulla storia della destra italiana – non sorprende affatto. Sorprendersi significa sostenere che il perpetuarsi dell’antisemitismo sia attribuibile alla destra e non ad altri schieramenti politico-culturali. Il che è un falso. Non da ieri, da decenni.
Per saperlo basterebbe leggere almeno tre libri di autori italiani. Li cito in ordine discendente di pubblicazione: Alessandra Tarquini, La sinistra italiana e gli ebrei. Socialismo, sionismo e antisemitismo dal 1892 al 1992 (Il Mulino, 2020); Fabio Nicolucci, Sinistra e Israele. La frontiera morale dell’Occidente (Salerno, 2013); Maurizio Molinari, 
La sinistra e gli ebrei in Italia (1967-1993) (Corbaccio, 1995). Per un quadro più ampio: William D. Rubinstein, La sinistra, la destra e gli ebrei (Il Mulino, 1986). C’è molto altro, ma questi possono bastare per farsi un’idea.
Ovviamente un antisemitismo di sinistra non giustifica un antisemitismo di destra. L’uno non giustifica l’altro, anche al contrario. Ragionare con i “però anche quelli…” è stupido o da persone in malafede. L’antisemitismo è un male in sé, trasversale, purtroppo difficile da estirpare. Ferme restando, per quanto riguarda l’Italia, le incancellabili responsabilità storiche del fascismo per le leggi del 1938 e per la collaborazione con la persecuzione nazista e, dunque, per la Shoah.

L’antisemitismo è talmente difficile da estirpare che si ritiene rilevante sottolineare che esista un senatore o un deputato di religione israelitica. Cosa del tutto normale, visto che in Italia esistono – penso per nostra fortuna – cittadini di religione ebraica. Di destra, di sinistra, di centro. A prescindere dalla immane tragedia che colpì, tra il 1938 e il 1945, i loro ascendenti. Tragedie analoghe, peraltro.

Ester Mieli è nipote di Alberto Mieli (1925-2018), deportato e per fortuna sopravvissuto alla Shoah. Emanuele Fiano è figlio di Nedo Fiano (1925-2020), deportato e per fortuna sopravvissuto alla Shoah.

Emanuele Fiano ha dedicato alla memoria del padre un bel libro, Il profumo di mio padre. L’eredità di un figlio della Shoah (Piemme, 2021). Ester Mieli ha aiutato il nonno a scrivere un altro bel libro, Eravamo ebrei. Questa era la nostra unica colpa (Marsilio, 2016). Io consiglio di leggerli. Entrambi.
<La vita nel lager – ha scritto Alberto Mieli – ci tolse tutto quello che caratterizza l’essere umano. Tu non eri altro che un numero, imparato a memoria a forza di botte>. Il suo numero era 180060.

La memoria della tragedia, dell’orrore, non va perduta, cancellata. “Stupirsi” per le divergenti posizioni politiche degli italiani israeliti di oggi è come infangarla. Riflettiamoci.

 

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