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Boccioni il sovversivo visto da Rachele Ferrario

Ottobre 28, 20220

A Perugia, con Rachele Ferrario abbiamo parlato a Umbrialibri della sua biografia di Umberto  Boccioni, il grande artista capofila della pittura futurista.

Il libro

<Per raccontare Umberto Boccioni spesso ho usato le sue stesse parole o quelle di chi l’ha conosciuto, in modo da restituire il senso più profondo dell’uomo e dell’artista>. Rachele Ferrario, storica e critica d’arte, ricostruisce in queste pagine preziose la storia burrascosa, e per molti aspetti poco nota, del grande artista capofila del futurismo. Dall’infanzia tra Morciano di Romagna e Padova, all’apprendistato romano con Balla, l’amicizia con Sironi e Severini, il legame con Marinetti, l’amore con Margherita Sarfatti, i viaggi nella Russia degli zar e nella Parigi di Picasso, l’arresto, le risse nella Milano incandescente d’inizio secolo. Boccioni è un outsider. Figlio di un usciere e di una sarta, non ha una formazione accademica, ma un talento innato per il disegno. La madre, Cecilia, da cui eredita la forza e la fragilità di nervi, è la sua prima ispiratrice, il suo soggetto preferito, «la chiave per esprimere il suo punto di vista sul mondo». Un mondo in trasformazione, del quale Boccioni si dimostra un sorprendente interprete, «capace di tradurre in immagini la “selvaggeria futurista”, il movimento, la luce elettrica, i treni in corsa, gli stati d’animo di chi parte e di chi resta, l’energia dei primi anni del secolo». Ne sono la prova La città che sale, oggi al MoMA di New York, che arriva a esercitare «una forza magnetica, che imbriglia chi osserva in un’esibizione di potenza lirica», Idolo moderno, Forme uniche della continuità nello spazio e gli altri capolavori di cui Ferrario racconta la genesi. Nella sua vita come nella sua opera, Boccioni è un sovversivo. Un uomo di avanguardia, contro le convenzioni e gli schemi del passato. È convinto che l’arte non possa essere separata dalla politica, dalla vita. Partecipe della temperie da cui nascerà il fascismo, è un futurista, ha il mito dell’avventura, coltiva un’idea epica della modernità. Crede nella guerra, e proprio nelle retrovie della Prima guerra mondiale troverà la morte. È l’agosto del 1916, più di sei anni prima della marcia su Roma. Eppure, sulla sua straordinaria figura, graverà a lungo l’ombra del fascismo. Oggi i suoi quadri sono esposti nei più importanti musei del mondo e «i suoi colori, le sue immagini, le sue visioni» vibrano ancora di eccezionale contemporaneità.

L’autrice

Rachele Ferrario insegna Fenomenologia delle arti al biennio di Visual Cultures e Catalogazione e gestione degli archivi al triennio di comunicazione per l’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Scrive d’arte per Il “Corriere della Sera” e nel 2020 ha condotto “Il segno delle donne” su Rai Storia. Per Mondadori ha scritto le biografie Palma Bucarelli. Regina di quadri (2010) e Margherita Sarfatti. La regina dell’arte nell’Italia fascista (2015, edizione paperback, 2018) e i ritratti di Carol Rama, Carla Accardi, Giosetta Fioroni e Marisa Merz in Le signore dell’arte (2012).
Nel 1998 ha scoperto un nucleo di opere di René Paresce, di cui cura l’Archivio e di cui ha pubblicato il catalogo generale (Skira, 2012) e curato mostre. Su Paresce ha scritto anche una biografia, Lo scrittore che dipinse l’atomo (Sellerio, 2005) e sul gruppo degli italiani a Parigi, Les Italiens (Utet, 2017) e Les Italiens, Genus Bononiae, catalogo della mostra 2017.

 

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