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Stranizza d’amuri. Due anni dopo

Maggio 18, 20230
Due anni fa ci lasciava Franco Battiato. Ho pensato di scriverne un ricordo. Poi mi sono ricordato che cosa scrissi allora. L’ho riletto. Non ho nulla da aggiungere. L’emozione è il rimpianto non cambiano.
Che Franco Battiato stesse male da tempo lo sapevamo. Non potevamo immaginare che la sua morte fosse così imminente. O forse, semplicemente, ci si illudeva che non stesse poi così male, e potesse tornare a tenerci compagnia. Compagnia, sì. Perché i grandi poeti della canzone italiana, di una stagione così particolare, forse unica e irripetibile, ci hanno, mi hanno, tenuto compagnia. Magari sbaglio a dire così. Non sono un esperto di musica. Sono un semplice ascoltatore.
Tra quei poeti in musica, Franco Battiato è forse quello che più mi ha tenuto compagnia. Anche Guccini, in verità. Ma a Guccini una volta, incontrato per caso, ho potuto dire “grazie maestro”.
Con Battiato non c’è stata l’occasione. Fare la fila al termine di un concerto non è da me. Allora glielo dico adesso, al mio canzoniere preferito. Grazie. Con la tua musica condita di parole comprensibili solo se le si considerano poesie, hai accompagno un lungo periodo della mia vita. Ti ascoltavo e riascoltavo, come un tormentone. E ogni tanto ascolto ancora qualche brano, quando prende la nostalgia, forse solo della gioventù.
Stamane ho cercato di capire quale canzone ho amato di più. Sono troppe. Alla fine ho scelto “Stranizza d’amuri”. Non perché mi ricordasse l’adolescenza, ma per come hai saputo interpretare l’adolescenza di quel momento. Di un’Italia sospesa, di una Sicilia sospesa, di un mondo che cambiava. In prosa è forse difficile dire, la tua poesia in musica coinvolgeva. Sono solo canzonette, si dirà. D’accordo. Ma tra migliaia di canzonette che hanno costruito il palinsesto di una vita, le tue sono state inamovibili. E la nostra vita, la mia vita, l’hai resa più allegra, anche con le tue parole e le tue note tristi, che tristi per me non sono mai state.
Tutti siamo andati a caccia di lucertole. Dunque grazie, Poeta.

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