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Il filologo che odia l’America

Giugno 16, 20230

Onestamente ci ho provato. Pur consapevole delle posizioni politico-ideologiche del filologo classico, grecista e storico Luciano Canfora, mi son detto “fammi capire che cosa s’inventa stavolta”. Così ho letto il suo ultimo breve saggio pubblicato da Laterza. Il titolo è asciutto, come un manifesto elettorale, di quelli di una volta, destinati all’attacchinaggio: Sovranità limitata.

Fosse stato un supplemento di “Lotta Continua”, nulla da dire. Ma siccome non lo è, e nella bandella si chiarisce che <I suoi libri hanno conosciuto larga fortuna in Italia e sono stati tradotti in molte lingue>, e dunque sono raccomandati come autorevoli, qualcosa da dire c’è. Ed è molto semplice. Sovranità limitata è un sermone politico dichiaratamente e consapevolmente pregno di odio per gli Usa. È una spremuta di anti-americanismo che forse non ha uguali. È un concentrato di svarioni storiografici. Per dirne uno tra i tanti, definire falangista la Spagna di Franco è un’idiozia. Dopo la seconda guerra mondiale, nella Spagna rimasta neutrale, la Falange fu marginalizzata in cinque minuti. L’elenco delle bufale è infinito. Le fonti citate sono superate da mezzo secolo di ricerca storiografica.

All’anti-americanismo si affianca una malcelata ammirazione per il putinismo. Che non è palese ammirazione per il sovietismo, bensì una sua sottomarca: l’odio per l’Occidente. Perché se l’Occidente è quel che è deriva dalla sua sottomissione politica e culturale agli Stati Uniti. Anche l’Italia, naturalmente, fin dalla cobelligeranza. Secondo il filologo classico, la nostra non è vera sovranità. Tutto è deciso in America, che i suoi presidenti siano democratici o repubblicani poco importa. Un’America così perfida da “comprare” il consenso anche della destra post-fascista, in tutte le sue evoluzioni, fino ai giorni nostri. Per cui, sintetizza la quarta di copertina, il libro vuol essere <Un ritratto della politica attuale, a partire dalle radici neofascistiche del governo in carica, la cui assicurazione-vita è nella zelante scelta atlantista. Che ha ragioni storiche remote>.

Avrebbe preferito, Canfora, che l’Italia che dichiarò nel 1941 la guerra all’America (non il contrario) rimanesse neutrale tra i blocchi, non aderisse alla Nato, consentisse ai comunisti di governare, magari alleandosi con Stalin. Insomma, l’America è l’impero del male. E lo dimostra ancora una volta sostenendo un’Ucraina para-nazista contro Mosca. Perché in fondo l’America è sostanzialmente fascista e di fascisti si circonda. In questo contesto apocalittico, anche le sinistre europee hanno le loro responsabilità: essenzialmente quella di non aver capito il disagio dei popoli, di non aver saputo rappresentarlo. Non esattamente un dettaglio. Ma tanto la colpa è sempre dell’America e dei suoi servi.

Chissà se Canfora è consapevole che il suo saggio potrebbe tranquillamente essere scritto tal quale, virgola in più, virgola in meno, da un qualunque “intellettuale” tifoso dell’euroasiatismo. Un Dugin, per dire. Un Diego Fusaro o un Gianluigi Paragone qualsiasi. Chissà.

D’altra parte, che cosa ti vuoi aspettare da una carriera politica così sintetizzata dal suo profilo su Wikipedia:

<Già militante per alcuni anni nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, nel 1988 si iscrisse al Partito Comunista Italiano; dopo la svolta della Bolognina aderì alla terza mozione proposta da Armando Cossutta Per una democrazia socialista in Europa, venendo eletto nel comitato centrale del partito. Alcuni mesi dopo il conseguente scioglimento del PCI aderì al Partito della Rifondazione Comunista. È stato candidato per le elezioni europee del 1999 nella lista dei Partito dei Comunisti Italiani nella circoscrizione dell’Italia Nord Occidentale, in quella Centrale e in quella Meridionale, senza risultare eletto. Dopo la dissoluzione di Comunisti Italiani, pur avendo preso parte a iniziative del Partito Comunista di Marco Rizzo è stato definito «comunista senza partito». Alle elezioni politiche del 2018 appoggia la lista di Liberi e Uguali e il candidato Michele Laforgia all’uninominale di Bari>.

In effetti, che cosa potevo aspettarmi di diverso? Tempo ingenuamente sprecato. Per fortuna costa poco.

P.S.: Marco Rizzo ha almeno il dono della simpatia. Luciano Canfora neppure quello.

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