GIORNALISMO · ATTUALITÀ · STORIA
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Adieu Jane. Merci.

Luglio 16, 20232

Non porto rancore verso Ettore Bernabei. In realtà, direttore generale della Rai dal 1961 al 1974, fu un grande manager e l’azienda gli deve molto. Poi, l’Italia era quella. E quella era la sua televisione. La televisione che piaceva ai miei genitori e in fondo anche a me. Non è solo nostalgia. È che con La cittadella, Il Giornalino di Gian Burrasca, La freccia nera, per citare qualche sceneggiato (allora si chiamavano così, non fiction) siamo diventati adolescenti con un po’ di cultura, non con TikTok. E poi c’erano Studio Uno e Sabato sera con Lola Falana, che ci fece innamorare.

Ma Bernabei, come i miei genitori, non l’hanno visto arrivare – come si dice oggi – il cambiamento. Troppo impegnati a ricostruire l’Italia dopo la guerra, non se ne accorsero.

Dunque Bernabei, nel 1967, non fece trasmette Dio è morto di Francesco Guccini cantata dai Nomadi. Non la capì, al contrario di Radio Vaticana. E non ci pensò neppure un minuto a far trasmettere, nel 1969, Je t’aime… moi non plus, cantata da Jane Birkin con l’autore e compagno Serge Gainsbourg. Proprio no, scandalosa. Scandalosa Jane era stata anche in Blow-Up di Michelangelo Antonioni, che a riguardarlo francamente annoia, ma nel 1966 ci fece sognare proprio grazie al lei, alla ragazza bionda che oscurò Vanessa Redgrave. Grazie al suo volto. E, siamo onesti, al suo topless.

Dunque niente Je t’aime nella Rai di Bernabei, come se fosse possibile fermare la musica. Poi ci si domanda perché, dal 1966, cercavamo le frequenze di Radio Montecarlo. O perché fu distrutta, nel 1968, la romagnola Isola delle rose, dove si temeva nascesse un’emittente radiofonica.

Serge (Lucien Ginsburg) se n’è andato da tempo. Ora che se n’è andata anche Jane, ad appena 76 anni, è impossibile non ricordare quegli anni, e non averne nostalgia. Perché eravamo ragazzi, certo. È scontato e banale. Ma non è solo per questo. È perché in quegli anni confusi, mentre l’Italia si dibatteva tra crisi del centrosinistra, terrorismo, autunno caldo, nasceva una nuova cultura, un nuovo modo di vivere, crescevano nuovo aspettative. Ai miei genitori non piacevano. Ma a noi ragazzi si.

Comunque la si pensasse in politica, ci stavamo lasciando alle spalle un mondo. Non brutto. Ma stantio. Bernabei non poteva veder arrivare quello nuovo. Come il suo mentore Amintore Fanfani, qualche anno dopo, nel 1974, non vide arrivare la sconfitta nel referendum abrogativo del divorzio. Pochi mesi dopo Bernabei lasciò la Rai.

Un mondo si chiudeva, in quel torno di tempo. Quello che si apriva fu complicato, molto. Per certi versi persino peggiore. Ma non per il modo di vivere. Je t’aime… moi non plus rientra tra i simboli di quel cambiamento. Anche Jane Birkin ci aiutò. Dunque lascia un vuoto. Un po’ di amarezza. E fa affiorare la nostalgia. Per la canzone, non per la borsa di Hermès da lei ispirata e che porta il suo nome.

Adieu, Jane. Merci.

2 comments

  • Cesare Manfroni

    Luglio 24, 2023 at 3:17 pm

    Che bel ricordo, caro Gianni . Quanta nostalgia. Non so se quel “tempo” era megliore di quello attuale e alla mia età non posso essere un giudice imparziale ma sicuramente c’era più allegria, più entusiasmo, più umanità nei rapporti.
    Romanticismo ? Forse .
    Comunque tu , come al solito, lo hai raccontato bene 🙏

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    • Gianni Scipione Rossi

      Luglio 24, 2023 at 4:19 pm

      Forse, ma la nostalgia rimane…

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