Sindaco di Terni, presidente della provincia – per quel che vale dopo la riforma – Stefano Bandecchi non demorde. È fatto così. Urla, strepiti, parole in libertà. Ora si è fissato sulla necessità di allargare la “sua” provincia, sottraendo 13 comuni a quella di Perugia. Tra questi Todi, Spoleto e Orvieto. Ora, che i confini amministrativi dell’Umbria siano stati tracciati un po’ con l’accetta è abbastanza evidente. Ma, a pensarci bene, non è che il problema riguardi solo il cosiddetto cuore verde d’Italia. Non per caso tra Emilia e Romagna c’è un trattino, come tra Friuli e Venezia Giulia.

Ma Bandecchi non si pone questo problema. Vuole solo “allargarsi”, denunciando l’eccessiva discrepanza territoriale tra la grande Perugia e la piccola Terni. La provincia ternana fu creata, non senza polemiche, nel quadro del riordino amministrativo del 1926/27, accorpando parte di quelle di Perugia e di Rieti, a sua volta creata accorpando al circondario reatino aree del Lazio e dell’Abruzzo. All’epoca Spoleto si rifiutò di diventare ternana, memore di essere stata la capitale di un grande Ducato medievale.
Ha senso discuterne oggi? Forse. Si è dibattuto a lungo sulle macroregioni, che un senso lo avrebbero. D’altra parte la regione Molise fu creata solo nel 1963, per distacco dall’Abruzzo. Anche tra Abruzzo e Molise c’era un trattino. Ma l’Umbria rischierebbe di scomparire disperdendosi in Toscana, in Emilia, nelle Marche e nel Lazio.
È noto che, con referendum, molti comuni confinari sono passati nei decenni da una regione all’altra. Si può fare. Nessuna norma costituzionale lo vieta. Esistono persino piccole esclavi comunali. Anche solo di pochi chilometri quadrati che appartengono a un comune ma sono circondati dal territorio di un altro comune, che appartiene alla stessa provincia della stessa regione, ma anche a una regione diversa.
Tutto si può fare, se risponde a una logica. La logica che manca a Bandecchi. Un senso avrebbe piuttosto la creazione di una terza provincia, mediana tra Perugia e Terni. Questione antica. Comunque il dibattito ci sta. E si può allargare all’infinito. Ovviamente ognuno dice la sua.

Per come la vedo io, la più interessante è quella scritta sul quotidiano “Corriere dell’Umbria” dall’ex sindaco di Orvieto Toni Concina. Ricorda, giustamente, che Orvieto è periferica rispetto a Terni e a tutta l’Umbria e come periferia è sempre stata considerata dalle amministrazioni regionali. <E qui – scrive Concina – si innesta la “romantica” ipotesi di una migliore tutela politica e amministrativa dell’Orvietano con la individuazione della Tuscia, un’area con le sue specificità storiche e territoriali, per coprire i bisogni di un territorio molto omogeneo come quello dell’Orvietano, del Viterbese, della Bassa Toscana, fino alla Maremma di Montalto. Il generale De Gaulle avrebbe commentato… vaste programme ”…>. De Gaulle, in realtà, si riferiva alla impossibilità di contrarre il numero degli stupidi. E non aveva torto.
Quella di Concina sarà pure un’ipotesi romantica, ma ha un fondamento. Io sono anche più romantico. Se non nascono le macroregioni, ne fonderei una nuova, la Tuscia, accorpando le antiche province dello Stato pontificio: Viterbo, Orvieto, Civitavecchia, aggiungendo una provincia dell’Argentario. Sarebbe piccola? Sì, ma culturalmente omogenea. Il Molise ha solo 290mila abitanti e due province, Campobasso e Isernia. La provincia di Viterbo ne ha 307mila. Civitavecchia 51mila, Orvieto 19mila più il circondario. L’Argentario 11mila. E non ci vogliamo mettere i 9mila di Albinia, Pescia Romana e Capalbio. Sono circa 400mila abitanti. Senza allargasi troppo, ma qualche altro comune confinario potrebbe aderire.

Con l’Italia unita Viterbo, Civitavecchia e Orvieto furono declassate a circondari. Nel 1927 solo Viterbo tornò provincia, staccandosi da Roma. L’Umbria potrebbe tornare alle due province di Perugia e Spoleto. Avrebbe un senso. E Terni? Sarà un problema di Bandecchi. Io sono viterbese. E mi piace l’Umbria. Ho persino una bisnonna perugina…
Se Bandecchi avesse un po’ studiato, per l’Umbria farebbe una proposta diversa. L’Umbria di province dovrebbe averne sette. Da nord a sud: Alto Tevere, Gubbio, Perugia, Foligno, Spoleto, Terni, Orvieto. Si può fare. La Sardegna fino al 1927 ne aveva due, Cagliari e Sassari. Poi si aggiunse Nuoro. Ora sono otto. È vero che la Sardegna ha quasi il doppio degli abitanti dell’Umbria. Ma perché no? E perché no alla Tuscia?
Vabbè, sogni di mezza estate. Sognare è sempre legittimo. Poi i sogni muoiono all’alba. Non tutti. Per quello di Bandecchi la vedo male.
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Per chi non lo sapesse Toni Concina è un profugo di Zara, e ha trovato a Orvieto la sua seconda amatissima patria.

