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Pace, campane, antisemitismo

Luglio 28, 20250

Post 27 luglio 2025

Probabilmente molte diocesi e parrocchie cattoliche italiane hanno aderito all’appello “Disertiamo il silenzio” lanciato dal movimento Pax Christi. Probabilmente, alle 22.00 del 27 luglio, molte campane suoneranno per invocare la pace a Gaza.

Da semplice cattolico, dopo aver pregato nella messa domenicale in Chiesa, per la pace ovunque, dall’Ucraina al Medio Oriente, non posso condividere l’iniziativa di una organizzazione che solidarizza con Francesca Albanese, palesemente anti-Israele.
Auspico che al più presto Hamas accetti la tregua e liberi gli ostaggi del 7 ottobre e consenta ai gazawi di vivere in pace, senza dover subire la dittatura di una organizzazione terroristica. Auspico che il popolo israeliano isoli le fazioni estremiste contrarie ad accordi con il popolo palestinese e che il suo governo non si accanisca contro civili inermi.

«Cerchino, tutte le nazioni, tutte le comunità politiche, il dialogo, il negoziato», scrisse Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris. Ho l’impressione che Pax Christi la interpreti a modo suo. Non siamo tutti uguali.


Post scriptum 28 luglio 2025

Ho scritto questo post su Facebook nel primo pomeriggio di ieri, 27 luglio. L’ho scritto dopo essermi informato sugli organizzatori dell’iniziativa, che ho scoperto solo quando il mio parroco, celebrata la messa domenicale, ha comunicato che alle 22.00 avrebbe fatto suonare le campane della Chiesa. Il parroco ha detto che l’iniziativa era stata condivisa dalla CEI, cioè dalla Conferenza Episcopale Italiana presieduta dall’arcivescovo di Bologna cardinale Matteo Zuppi.

Le campane hanno suonato, non a lungo. Sulla stampa di oggi si registrano notizie su come hanno reagito i cittadini, probabilmente non tutti cattolici praticanti. In alcune città i “pacifisti” si sono radunati nelle piazze. Io non c’ero. Avevo pubblicamente spiegato il mio dissenso.

Solo nella tarda mattinata di oggi si è saputo che nel pomeriggio di ieri un padre e un figlio, francesi, sono stati aggrediti in un’area di sosta dell’autostrada Milano-Laghi, all’altezza di Lainate, comune della città metropolitana di Milano. Il padre, 53 anni, e figlio (6 anni), sono francesi e indossavano la kippah, il copricapo ebraico. Ebrei, dunque. E per questo sono stati aggrediti al grido di “assassini”. Come se, in quanto ebrei, fosse responsabili di quel che accade a Gaza, come conseguenza della strage perpetrata da Hamas il 7 ottobre del 2023.

 

Gli occhi del bambino mentre il padre vieni aggredito

Più volte, pubblicamente, ho chiarito che ritengo che il governo israeliano stia sbagliando a Gaza. La guerra contro Hamas non può comportare la persecuzione dei civili della Striscia. I quali, a loro volta, non posso essere accusati, come popolo, delle infamie compiute da Hamas.

Mi chiedo, tuttavia, se Pax Christi la pensi come me. Non tutti i gazawi sono complici di Hamas. In gran parte sono vittime. Non si possono accusare gli ebrei di tutto il mondo di condividere gli errori del governo israeliano.

Eppure, finora, ho letto dichiarazioni angosciate di esponenti dell’ebraismo italiano, ma non trovo una qualunque reazione di Pax Christi. Forse qualche parola potevano pronunciarla, nel segno della pace. Forse stanno riflettendo su che che cosa significhi  aggredire un ebreo in quanto ebreo, un cristiano in quanto cristiano, un mussulmano in quando mussulmano, un induista in quanto induista. Chissà.

Intanto, a Termoli, in Molise, nella vetrina del bar del Terminal Bus, è stata affissa un “avviso” che ricorda altri tempi. Riflettiamo anche su questo, magari.

L’ “avviso” esposto nell vetrina del bar del Terminal Bus di Termoli, in Molise

 

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