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Francia, la Grande Paura e l’effetto Putin

Aprile 10, 20220
Non è granché il tempo oggi a Parigi. La primavera stenta e forse il commissario Maigret non potrebbe apprezzare i colori e gli odori della stagione che cambia, affacciandosi sulla Senna dal suo ufficio al Quai des Orfèvres. Forse i parigini preferiscono votare al primo turno delle presidenziali piuttosto che fare una scampagnata. Ma Parigi non è la Francia. Il grande interrogativo sembra proprio l’astensionismo. A mezzogiorno aveva votato il 25,48 per cento, tre punti in meno di cinque anni fa. Magari nel pomeriggio l’affluenza crescerà. Magari i parigini stamane hanno preferito una visita al Musée du Luxembourg, per la mostra Pionnières. La scheda di presentazione è invitante: <À travers la présentation de peintures, sculptures, photographies, films, œuvres textiles et littéraires, cette exposition propose de mettre en avant le rôle primordial des femmes dans le développement des grands mouvements artistiques de la modernité>. Già, la modernità. Sempre in bilico di questi tempi. Tra un futuro da disegnare – oppressi dalla Grande Paura – e un ritorno al Novecento. La mostra ha aperto i battenti ai primi di marzo e chiuderà il 10 luglio. Forse conviene fare un salto, anche senza sapere che Francia troveremo.
Ai primi di marzo l’invasione dell’Ucraina era già cominciata. Qualche giorno prima Marine Le Pen aveva ordinato al suo staff di mandare al macero centinaia di migliaia di volantini elettorali che la ritraevano – nel 2017 – con Vladimir Putin. L’impresentabile. Il tiranno. Marine, con quel volantino, voleva dire ai francesi: guardate che conto, non sono un’isolata sul piano internazionale. E la Russia è una grande potenza. Un po’ autoritaria, per carità. Ma difende la tradizione, i valori, la Patria. Come noi. Saranno pure valori orientali, ma in fondo sono migliori di quelli di un Occidente che sbanda. È un attimo e anche Putin sbanda. Una cosa sono i “valori”, un’altra l’aggressione a uno Stato sovrano.
Ai francesi preoccupati, di Putin interessa zero. Come tutti, vogliono capire come vivranno domani. E il volantino finisce al macero. Una mossa rapida. La mossa che probabilmente ha fatto crescere la leader del Rassemblement National nei sondaggi, fino a tallonare Macron. Ed ecco la Grande Paura. Dei francesi, forse. Dell’Unione Europea, sicuramente. In fondo Macron era rassicurante. Quel suo essere/non essere, né di destra né di sinistra, né di centrodestra né di centrosinistra. Buono per traghettare la Francia oltre un bipolarismo da tempo consunto. Ma senza dimenticare la Grandeur.
Questa volta, al secondo turno, la Le Pen potrà vincere? A occhio sì. Perché, mandato al macero il santino putiniano, Éric Zemmour l’ha aiutata. Ha occupato uno spazio politico di estrema destra che ha spinto Le Pen verso il centro. La figlia fedigrafa del Cattivo si ritrova presentabile. Mentre a destra i gollisti si sono affidati all’incolore Valérie Pécresse e a sinistra i socialisti di Anne Hidalgo neppure competono con Jean-Luc Mélenchon.
Perché i gollisti siano in caduta libera forse lo può capire un francese. Riavvolgendo il nastro della cronaca, torna in mente il ghigno tra Merkel e Sarkozy alla domanda su Berlusconi. Sarkozy oggi fa il marito e la Merkel la pensionata. Starà riflettendo sul perché scelse di rendere la Germania così dipendente dal gas russo. Come l’Italia, peraltro. Perché i socialisti siano doppiati dalla sinistra radicale forse è più facile capirlo. Alla classe operaia – se ancora si può chiamare così – i diritti civili interessano, molto, ma le prospettive economiche molto di più.
Tra poche ore sapremo. Magari i sondaggi sbagliano. Non s’era detto che a Budapest Orbán rischiava qualcosa? Sapremo. Ma la sciarada – charade, pardon – è appena all’inizio. Il semipresidenzialismo francese funziona, e bene, ma quando il bipolarismo salta tutto può accadere. Marine Le Pen ed Emmanuel Macron potrebbero stasera essere pari o a poca distanza. Ma poi si ricomincia da capo. La novità è che difficilmente si creerà l’alleanza repubblicana contro la Bestia. La Bestia ora è Zemmour. Tutto può accadere. Anche che le legislative di giugno consegnino al presidente eletto un parlamento senza maggioranza. Effetto Putin, si potrebbe dire.
Non faccio previsioni. Né tifo. Non tifo mai nelle elezioni altrui. A me interessa solo quali conseguenze ci saranno per l’Italia, e per l’Europa. Che a me piace euroatlantica, non euroasiatica. Vedremo. Intanto, fino alle 19, si può visitare la mostra Pionnières, al Luxembourg.

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