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Lisa Sergio, la voce della radio sottratta all’oblio

Giugno 8, 20220

Talvolta basta uno spunto fortuito, seguito per passione da una lunga ricerca, per riportare alla luce figure dimenticate del Novecento. Grazie a una tesi di dottorato della studiosa Stacy L. Spauldig nella Maryland University (2005), rimasta inedita, e scavando in archivi italiani e statunitensi, con la maestria che lo distingue Sandro Gerbi consente ora di conoscere vita e opere di una donna che non meritava l’oblio. Lisa Sergio (1905-1989), fiorentina di padre napoletano e madre americana, da un lato è interessante perché è un esempio di come donne colte e intraprendenti siano riuscite a emergere e farsi apprezzare in un mondo all’epoca quasi esclusivamente maschile. Per altri versi, la sua vita testimonia come sistemi politici ben differenti – il regime fascista e l’America democratica, prima e dopo la seconda guerra mondiale – siano stati percorsi da intrighi interni che appaiono persistenti e, in fondo, caratteristici di ogni regime.
Perfettamente bilingue, Lisa si avvicina al pgiornalismo collaborando giovanissima con due settimanali destinati all’ampia colonia inglese fiorentina: “The Italian Mail” e “The Italian Tribune”, che dirige. Già nel 1927 viene ricevuta da Mussolini. Trasferitasi a Roma, si dedica a studi archeologici, conosce Guglielmo Marconi e grazie a lui nel 1933 entra nell’ufficio stampa del governo e diventa la voce inglese della radio italiana a onde corte. Fu chiamata “the golden voice of Rome”. Sarà lei a curare la cronaca per l’estero del discorso dell’Impero, il 9 maggio 1936.

Lisa frequenta il bel mondo romano, giornalisti inglesi e americani. Considerata una fascista fervente è all’apice del successo, anche se “attenzionata” dall’Ovra. Nella primavera del 1937 viene licenziata dalla radio e il 24 giugno successivo, grazie ancora a Marconi, parte per New York, dove viene assunta alla RCA. Passerà poi alla NBC e alla WQXR. Perché lascia l’Italia? Nonostante le ricerche archivistiche Gerbi non riesce a individuare una versione affidabile. Si parla di una breve relazione con Ciano, da lei troppo pubblicizzata, almeno secondo Giorgio Nelson Page, curiosamente come lei italo-americano, il diretto superiore che la licenzia.
Si vocifera poi di un suo antifascismo latente, anche se frequenterà i diplomatici italiani. Ma il 17 maggio 1937 il “Popolo d’Italia” aveva pubblicato una sua intervista a Guglielmo Marconi. Poco prima era uscito il suo libro Dall’intervento all’Impero. Cronologia del fascismo, pubblicato dalle edizioni romane Novissima. Gerbi non lo nota, ma Novissima, morto il fondatore Edoardo de Fonseca, era in quel momento sull’orlo del fallimento ed era passata formalmente di mano, dal figlio Giorgio al cognato Francesco Pallottelli, marito della sorella Alice, già amante di Mussolini, che cerca di aiutarla in ogni modo, anche con commesse pubbliche (si veda il mio Storia di Alice. La Giovanna d’Arco di Mussolini, Rubbettino 2010). Lisa Sergio antifascista, dunque? All’insaputa di Mussolini? Oppure agente segreta doppiogiochista? Peraltro dopo la guerra – ormai naturalizzata americana – molto attenzionata dall’FBI come simpatizzante comunista?
Domande destinate a restare per ora senza risposte certe, nonostante il lavoro di Gerbi. Lavoro documentatissimo, pur se gravato di alcune evitabili sviste. Nel novembre del 1939 <La Farnesina si mobilitava> – scrive per esempio Gerbi – <chiedendo alla Reale Ambasciata di Washington> di riferire sull’antifascismo della Sergio (p. 145). Come si sa, nel 1939 il ministero degli Esteri aveva sede a Palazzo Chigi. Il Palazzo della Farnesina non esisteva e gli Esteri vi si trasferiranno nel 1959. Peccato. Ma valeva la pena svelare, per quanto possibile, chi  è stata la “voce d’oro” di Mussolini.

Sandro Gerbi, La voce d’oro di Mussolini. Storia di Lisa Sergio la donna che visse tre volte, Neri Pozza, Vicenza 2021

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