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Calippo e ipocrisie

Luglio 1, 20220

Dunque Paola Turci e Francesca Pascale si “sposano”, a Montalcino. Auguri. E per me finirebbe qui. Non commento le scelte di vita delle persone. Le rispetto. A meno che non si tratti di delinquenti. Non lo sono. Non fanno nulla di male. Il gossip non mi interessa. 

E però mi risulta difficile dimenticare il massacro mediatico riservato alla giovane ragazza napoletana che per alcuni anni è stata vicina a Silvio Berlusconi. Le hanno detto di tutto. Badante era la definizione più elegante. È stata radiografata. Ne hanno sottolineato con perfidia le umili origini, l’ineleganza, la cadenza partenopea. L’hanno dipinta come una profittatrice, come fosse l’infermiera che riesce a farsi sposare in extremis da un vecchio rincoglionito. Il che, peraltro, avviene.

Ve lo ricordato il Calippo? Il trionfo del trash. Lei e altre ragazze – ma c’erano anche bambini in quella spiaggia – facevano da contorno, leccando il ghiacciolo, a un improbabile cantante che alludeva… Come, ci si indignava, Berlusconi si accompagna  con una che appariva su Telecafone? Quel Calippo non glielo hanno mai perdonato, a una che aveva 19 anni e cercava di tirar su due soldi, senza far male a nessuno. Con una cosa da caserma, sì, ma mica era una suora. Neppure Beatrice Borromeo era una suora e s’infilò in una polemica sull’uso dei gelati. Certo, nascere Borromeo è meglio che nascere Pascale. Se nasci Borromeo è difficile che finisci a Telecafone col Calippo. È anche che vai a fare il bagno a Ostia. Dove il Calippo andava forte. Ve le ricordate le ragazze dello <stamo a fa’ ‘a colla> e ci rinfreschiamo <co’ un Calippo e ‘na bira>?

Il fiele colava contro la Pascale. Nel fiele moralista erano intinte le penne di quelli bravi, dei migliori… E ora? Ora no. Senza Berlusconi di mezzo, con un paio di sortite “liberal”, e con una legittima scelta di vita altrettanto “liberal”, ecco che la Pascale si trasfigura. Diventa quasi una Giovanna d’Arco. E allora le penne dei migliori vengono intinte in inchiostro rosa, altro che fiele.

Son contento per Francesca Pasquale. Se lo merita, come risarcimento per quel che le hanno fatto passare. Ancora in questi giorni non viene trattata come una persona, ma come “ex di”. Buona vita, dunque. Ma non si fidi dei nuovi adulatori. Che non ci sarebbero, se stesse per sposarsi con un Pascale qualsiasi. Spero per lei che ricordi le penne al fiele.

Se qualcuno deve vergognarsi, in questa storia a lieto fine, sono i moralisti professionali. Quegli indegni ipocriti che per attaccare Berlusconi colpivano con l’ascia tutto ciò che gli stava intorno. Senza rispettare niente e nessuno. Neppure una incolpevole ragazza che aveva fatto un balletto con un ghiacciolo in mano. Ma non si vergognano. Cambiano solo l’inchiostro. Pro tempore.

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