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Meno 24 all’alba

Settembre 1, 20220

Meno 24 all’alba. Così si sarebbe detto all’epoca del servizio militare. Qui invece si parla di elezioni e, quindi, del nostro futuro come Italia. I sondaggi si rincorrono. Più o meno dicono tutti la stessa cosa. Io sono sempre prudente. Se fatti bene i sondaggi possono indicare una tendenza di massima, ma non i numeri precisi della rappresentanza parlamentare. In particolare per il cosiddetto “terzo polo”. Darlo al 5% o all’8% fa la differenza. O potrebbe farla. Il Rosatellum è talmente complicato da essere infido.

All’alba sapremo. Per ora si può solo ipotizzare, elucubrare. Niente di nuovo sotto il sole. È vero. Ma di abbastanza nuovo c’è la circolazione insistente di un mantra. Cioè, il centrodestra prevale, ma con due subordinate. La prima è quella del cappotto. La seconda è quella che il cappotto si verifichi solo alla Camera, ma non al Senato. Il che aprirebbe scenari incogniti. Che girano intorno alla possibilità che il “terzo polo” potrebbe aggiungersi, magari dividendosi, facendo pagare cara la sua utilità marginale. Potrebbe anche non farlo. Ma l’alternativa sarebbe una maggioranza con il Pd e Conte, che però non avrebbe riscontri alla Camera. In questo caso si dovrebbe rivotare. Ma sappiamo che in Italia, per radicata tradizione, non si rivota. Dunque si dovrebbe inventare qualcosa del tipo ennesimo governo a guida tecnica con maggioranza multicolore. Ma Draghi ci starebbe? Mah…

Comunque il mantra è biforcuto. Nel caso di cappotto, si dice, non è automatico che il centrodestra possa formare un governo.

Ipotesi uno: il cappotto c’è, ma il partito di maggioranza relativa è il Pd, non FDI. Dunque il capo dello Stato sarebbe non obbligato ma tentato di offrire al leader del Pd il compito di individuare una maggioranza che non c’è, ma magari si trova.

Ipotesi due: FDI è il partito di maggioranza relativa. Ma il centrodestra si rivela non coeso su punti fondamentali del programma. Ovviamente si parla di politica estera ed economica. Nonostante le assicurazioni di queste settimane, le differenze emergerebbero e, quindi, il presidente della Repubblica potrebbe legittimamente, dopo un primo giro di consultazioni, affidare ad altri il compito di trovare una quadra di suo gradimento. Come trovare un programma più coeso altrove è un mistero glorioso, ma tutto può accadere, dopo, a tavolino.

Il mantra, con tutte le sue subordinate, circola sotterraneo, come un veleno. Individuarne l’autore materiale, l’ispiratore, è difficile. Non ha un nome e un cognome. Fu più facile capire chi fosse la manina che scrisse i falsi Protocolli dei Savi di Sion. Ma una manina oscura è al lavoro. Insinua dubbi. Lancia allarmi, sospetti. Scava nel passato remoto. Fa il suo sporco lavoro, insomma.

Il mantra non punta a convincere l’elettorato. Punta a indirizzare il dopo. Un dopo che prevede una maggioranza “Ursula”, trasversale, chi ci sta ci sta. A patto che tra chi ci sta sia certa la presenta del PD. Tutto il resto può cambiare. Purché chi detiene da un decennio il potere continui a detenerlo, a dispetto del voto popolare.

Per dirla chiara, c’è da augurarsi che all’alba di manifesti una chiara maggioranza parlamentare e che questa possa e sappia governare in una fase storica così complessa. E che la manina abbia diffuso inutilmente il mantra. Sarebbe curioso ma non divertente, alla fine, scoprire che una maggioranza parlamentare potrebbe essere formata da tutti, ma senza il PD. Un’ipotesi del terzo tipo? Chissà… In fondo mancano solo 24 giorni all’alba. Anche se sarà tecnicamente passato il tramonto. Si vota fino alle 23.00.

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