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La Scarpa di Letta

Settembre 2, 20220

Spiega Letta che anche il PD ha deciso di fare campagna elettorale su TikTok. Per tentare di raggiungere i giovani. Come tutti i competitor. Ma, siccome lui è serio, non racconterà barzellette come Berlusconi.  Anzi, per la precisione, ha detto: “TikTok non è un luogo di cabaret, non è un luogo di varietà, ma è un luogo nel quale si parla con persone giovani che vogliono sentire impegni seri e chiari. La logica del buttare tutto in vacca non ci appartiene, a noi appartiene la logica della serietà”. Saranno gli esperti di queste cose a rivelare, tra qualche settimana, chi avrà vinto la sfida su un social che soprattutto di cabaret vive. Ognuno ha la sua strategia.

D’altra parte, le campagne elettorali si fanno con gli strumenti a disposizione. I comizi da soli non bastano più. Diciamo che non sono morti ma un po’ desueti. Perché scendere in piazza se sono trasmessi in diretta web? Magari si può rimpiangere quell’epoca. Ma basterebbe scorrere il libro scritto da uno esperto di storia della comunicazione politica come Edoardo Novelli (I manifesti politici, Carocci, 2021) per scoprire, o riscoprire, che le campagne elettorali hanno sempre avuto anche un aspetto cabarettistico. Ieri di carta, oggi immateriale. Non c’è da scandalizzarsi per TikTok. I messaggi in qualche modo devono camminare, che siano diretti o subliminali poco rileva. Se sono stati efficaci lo si scopre dopo.

Però, tornando a Letta, c’è modo e modo di buttarla in vacca. A cominciare dalla scelta dei candidati. Anche lui ne ha scelta una non estranea al cabaret. Si chiama Rachele Scarpa, venticinquenne trevigiana capolista in Veneto. Davanti al buon Piero Fassino. E mi dispiace per lui.

Ormai candidata, della Scarpa è venuto a galla su YouTube un bel discorso del maggio 2021 sul tema del lavoro giovanile. Ai suoi coetanei aveva assicurato che “dobbiamo interrompere quel circolo vizioso per cui il lavoro è l’unico sostentamento per le persone”. Il discorso è stato un po’ contorto, ma questo è il messaggio arrivato a destinazione. Con l’aggiunta che bisogna creare “forme di sostegno al reddito universali”. Boom!.

I social hanno difetti strutturali: è praticamente impossibile cancellarli e si possono commentare in diretta. La Scarpa ha raccolto una valanga di commenti. Ne cito solo due: “La cosa più sconvolgente è che, oltre a dire cose senza senso, se le sia dovute scrivere. E si capisce benissimo che se le deve rileggere in diretta. Si vede che aveva paura di dimenticarsele, e forse sarebbe stato meglio”; “Ma questa è pazza, ma non potrebbe usufruire del bonus psicologo, mannaggia hanno chiuso o manicomi e si vede”.

Poi, su Facebook, ha cercato di precisare, di chiarire. Ma il danno era fatto. Non si sa quanto danno, peraltro, perché ha ricevuto anche apprezzamenti.

Mi sono chiesto chi sia questa Rachele Scarpa. Ormai ci vuole poco. Dal “Corriere del Veneto” del 16 agosto scorso apprendo che “è nata a Monigo, quartiere popolare di Treviso, nel 1997: 25 anni fa. Nello staff che, a Bruxelles, assiste nel lavoro l’eurodeputata vicentina Alessandra Moretti, Scarpa ha avuto i primo contatti con la politica a 14 anni. Negli anni del liceo è coordinatrice provinciale della Rete degli studenti medi di Treviso; viene eletta rappresentante d’istituto al liceo Canova di Treviso, quindi presidente della Consulta provinciale degli studenti. L’impegno associativo prosegue come coordinatrice regionale e poi componente dell’Esecutivo nazionale della Rete degli studenti, con delega alla comunicazione”.

Insomma, non l’hanno trovata per strada. Mastica politica da ragazzina, dunque è giovane, ma collaudata. E pure assistente di una europarlamentare non di secondo piano.

Ho approfondito. Ha una pagina su Facebook, creata il 18 luglio 2020. Da poco. Strano per una ragazza che fa politica. Ho anche cercato il suo sito. Facebook rimanda a un rachelescarpa.it, che in realtà non esiste. È solo una “pagina di cortesia”, vuota. Magari la starà creando. Per ora restano i post su Facebook. Oltre a video sparsi. Va bene. È giovane. Perdoniamola.

Poi, però, andando a ritroso, trovo un post dell’11 maggio 2021, non di quando aveva 14 anni. E allora ho capito come il Pd sceglie almeno parte dei suoi giovani.

Scriveva dunque la Scarpa: “La politica di Israele sull’occupazione degli spazi palestinesi sta colpendo ancora una volta pesantemente la popolazione civile. 24 vittime nei bombardamenti, di cui 9 bambini, a Gaza. Un ragazzino di 16 anni colpito dai cecchini in Cisgiordania. E ancora, famiglie allontanate a forza dalle loro case nella zona est di Gerusalemme. Chi si ostina a parlare del “diritto di Israele di difendersi” si rifiuta di cogliere la gravità e la complessità della situazione, e chiude gli occhi davanti a quello che Human Rights Watch ha definito pochi giorni fa il regime di apartheid di Israele. Abbiamo bisogno di lavorare a livello internazionale per la pace. Era dal 2014 che non arrivavano le notizie di bombardamenti così pesanti nei confronti della popolazione di Gaza, ma è da molto prima che la comunità internazionale ignora gli atti di guerra e repressione nei confronti dei civili da parte del governo israeliano. Ed è anche responsabilità di chi, invece di informare, disinforma. Per seguire quello che sta succedendo vi invito a seguire Giovani Palestinesi d’Italia, Progetto Palestina e altri canali di informazione indipendente. Istruiamoci diffondiamo, parliamone”.

Non se n’era accorto nessuno, fino al 20 agosto scorso, quando il designato capolista del Pd in Basilicata, Raffaele La Regina, ha dovuto rinunciare alla candidatura per le sue dichiarazioni anti-israeliane.

Allora, la Scarpa, in serata, ritiene opportuno mettere le mani avanti. Con questo post: “Il Partito Democratico, di cui faccio parte, sostiene da sempre il processo di pace in Medioriente e io mi riconosco nella posizione espressa dall’Unione Europea e anche dal Presidente Biden a favore di una soluzione a due Stati per il conflitto tra Israele e Palestina, quindi senza negare mai il diritto di Israele a esistere in sicurezza e allo stesso tempo quello dei Palestinesi a vivere al di fuori di uno stato di occupazione e con libere elezioni senza ricatti di Hamas. Ben altro discorso è la legittima critica alla politica del governo israeliano, quando in passato in nome del diritto di difesa è arrivato a colpire la popolazione civile, ricevendo critiche da tutto il mondo anche da parte di esponenti del mondo ebraico o da parte di politici preparati su questi temi come la ex presidente della Camera Laura Boldrini, che anche in questi giorni insieme ad altri esponenti del PD ha criticato la chiusura di ONG da parte delle autorità israeliane. La mia militanza politica è iniziata dal viaggio nel campo di sterminio e concentramento di Auschwitz: ritengo una priorità assoluta lottare contro razzismo e antisemitismo. È la politica estera delle destre italiane a essere completamente indifendibile e ad avere come riferimenti “campioni della democrazia” come Bolsonaro, Orbán, Putin e Trump”.

Un’opinione, naturalmente. Che non condivido. Ma come tutte le opinioni è legittima. Non voglio neppure commentarla, perché si commenta da sola. Peraltro è una opinione ben nota, condivisa da quel mondo antisionista e, quindi, antisemita, che lega strettamente la sinistra radicale e la destra altrettanto radicale. Due facce della stessa “medaglia”. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa il serioso Letta, piuttosto.

Io mi limito a registrare la reazione, sempre su Facebook, di un signore italiano e israelita, Roberto Matiata, consigliere comunale del Pd a Faenza.

19 agosto 2022, tarda sera, dopo il caso La Regina: “Sai cosa penso? Per quanto tutti si diano da fare per gridare ai quattro venti la loro amicizia nei nostri confronti, sono tanti quelli che ancora pensano che l’ebreo migliore sia quello morto. Sinistra…destra… siamo destinati a non sentirci mai a casa. Forse questo è il post più scontato che abbia mai scritto, resta il fatto che l’antisemitismo vada combattuto senza guardare in faccia nessuno”.

20 agosto 2022, dopo la circolazione del vecchio, non vecchissimo, post della Scarpa: “Non sono stupito nello scoprire che tali germi siano presenti anche a sinistra, solo che io, ingenuamente, pensavo che fossero propri della sinistra più estrema, invece… Da Letta ora in molti si aspettano una reazione dura e decisa. Per favore, niente scuse ipocrite. Sarebbero solo delle prese per i fondelli”.

Non aggiungo nulla. Le barzellette fanno ridere, o almeno ci provano. Queste non sono barzellette. Ma siccome TikTok può essere serio, forse potrebbe chiarire  anche da lì.

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