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L’America, la sua civiltà, i suoi costumi. Come capirla senza scadere nell’ideologia dell’antiamericanismo

Marzo 5, 20260

Qualche tempo fa in un talk mi è capitato di discutere con Alan Friedman su Donald Trump, da poco tornato alla Casa Bianca. Niente di più di un rapido botta e risposta. Friedman ovviamente ne parlava come se fosse una disgrazia per gli Stati Uniti. Da un ex giovanissimo collaboratore di Jimmy Carter non è che mi aspettassi altro. D’altra parte, da cittadino americano, non negava di aver votato per Kamala Harris, ormai sparita dal proscenio. Gli ho chiarito che, fossi stato americano, probabilmente mi sarei astenuto. Ma Friedman insisteva contro il demonio. Gli ho risposto che, per come si esprimeva, mi sembrava la macchietta di un italiano antiamericano. Semplificando gli ho spiegato che, da italiano, mi interessa solo come Trump si sarebbe comportato con l’Italia e con l’Europa, per non dire del mondo. Il resto riguarda gli americani che lo hanno eletto. I quali valuteranno se le sue promesse elettorali saranno mantenute o meno. Così funziona una democrazia. E gli Stati Uniti d’America sono la più grande democrazia del mondo. E anche la più antica. Almeno questo agli americani bisogna riconoscerlo.

Certo Trump è stato, fin dal suo primo mandato, e rimane divisivo. Anche visto dalla nostra parte dell’Atlantico. Talmente divisivo da suggerire a Michela Nacci di mettere le mani avanti introducendo, da ottima curatrice, il piacevole libro collettando Americano come la torta di mele. I costumi USA e l’Italia (Marsilio, 2005)“Ci vuole coraggio, una buona dose di coraggio – ammette –, per difendere gli Stati Uniti in epoca di presidenza Trump”. Meglio precisare “subito che in questo libro non si difendono affatto gli Stati Uniti”. Comprensibile. Anche se l’avvertenza un po’ ricorda quei cartelli affissi nei luoghi di lavoro e nei locali pubblici al tempo del fascismo: “Qui non si parla di politica, qui si lavora”.  

La mia è una battuta. Nessuno si offenda, come si offese Friedman. Perché in effetti il libro – che raccoglie ben 17 saggi di autorevoli studiosi di americanismo – “fa riferimento non agli Stati Uniti visti come uno Stato, o come un sistema politico, un’economia, una potenza sulla scena mondiale, ma piuttosto alla civiltà americana”. La quale, tuttavia, non può non dipendere anche da come nacquero gli Stati Uniti e dal sistema politico democratico voluto dai Padri Fondatori che nel 1787 scrissero la Costituzione, cioè George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin e John Adams, per citare i più famosi. Una Costituzione non perfetta, ma perfettibile, un emendamento dopo l’altro.

Dunque nel libro non si parla di politica o geopolitica, bensì della civiltà del Nuovo Mondo che, vista dal nostro Vecchio Mondo, appare agli intellettuali – fatte le debite eccezioni – essenzialmente “stupida”. Anche, se non soprattutto, vista dall’Italia. Anche in Italia si può amarla, naturalmente, ma lo si fa un po’ sempre col ditino alzato, come se stessimo parlando di un bambino. Ve lo ricordate l’Alberto Sordi/Nando Moriconi di Un Americano a Roma del grande Steno? Siamo nel 1954. L’Italia a fatica rinasce dalla guerra perduta grazie al Piano Marshall. Nando sogna l’America. Vuol fare l’americano. In mancanza di meglio cercando di mangiare come suppone mangino gli americani. Ma non ce la fa. La madre mette a tavola gli spaghetti al pomodoro. Nando cede alla tentazione. E sbotta: Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo, adesso me te magno!”.

L’antiamericanismo culturale non nasce certo dall’amore per i maccheroni. Nando Moriconi è solo una macchietta. L’antiamericanismo culturale – ricorda Michela Nacci – “è quella corrente di idee che sostiene da secoli che la civiltà americana non è una civiltà ma una barbarie, una non-civiltà, una civiltà stupida. È un insieme di idee, di convinzioni, di tesi abbastanza coerente che è possibile utilizzare a secondo delle occasioni: durante il fascismo e nella Guerra fredda, oggi nella guerra fra Russia e Ucraina. Non è una posizione politica: è una posizione culturale, ideologica, pre-politica, che permette di schierarsi, di prendere posizione in eventi anche politici su scala mondiale che riguardano l’Europa e non solo il nostro paese. Un’ideologia, peraltro, che nel corso dei decenni ha attraversato in Italia l’intero arco politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra, a seconda delle circostanze.

Stupida dunque l’America? Persino per un semplice borgataro romano. In fondo, sottolinea Michela Nacci, agli americani attribuiamo un carattere negativo. Li consideriamo “Infantili e materialisti, interessati al guadagno e frenetici nel lavoro, omologati, puritani, moderni, consumatori perfetti, senza storia, privi di gusto e di sfumature, incapaci di produrre cose belle”.
Forse lo facciamo per paura. Forse perché l’antiamericanismo esiste anche in America,
e da lì si diffonde nel mondo. L’american way of life finisce per farsi odiare, anche da chi in realtà non lo conosce ma si illude di conoscerlo. Perché non basta una vacanza a New York per conoscere l’America e gli americani, per capirli.“Come vivono gli Americani? Come si vestono? Come siedono a tavola? Come educano i figli? Che ruolo hanno le donne?” A questi e a tanti altri interrogativi rispondono i saggi del libro. Cose minute? Inutili? Sbagliato pensare che lo siano.

Quando, nella primavera del 1934, Margherita Sarfatti girò per tre mesi gli Stati Uniti in lungo e in largo, si occupò anche di capire come funzionavano i supermercati e i negozi di abbigliamento femminile. La democrazia in America di Alexis de Tocqueville le sembrò superato, “un curioso miscuglio di chiaroveggenza e cecità”.

Grande l’America. Forse troppo per Margherita che l’amò e per spiegarla scrisse America, ricerca della felicità (1937). Troppo grande perché “più grande del vero”. Ma non stupida.

 

Michela Nacci (a cura di), Americano come la torta di mele. I costumi USA e l’Italia, Marsilio, Venezia 2025, pp, 296, € 14.00

(Contributi di Lorenzo Benedusi, Emanuela Scarpellini, Alberto Grandi, Elena Papadia, Giovanni Paoloni, Sara Martin, Ferdinando Fasce, Silvia Cassamagnaghi, Pietro Cavallo, Federico Vitella, Gino Frezza, Cristina Baldassini, Elisa Guzzo Vaccarino, Stefano Zenoni, Michela Morelli, Marco Saluccu, Maddalena Tirabassi)

 

L’America, la sua civiltà, i suoi costumi. Come capirla senza scadere nell’ideologia anti americana

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