In una fase complessa, della quale è difficile prevedere gli sviluppi e l’approdo, e può mutare di giorno in giorno, può apparire persino provocatorio il titolo scelto da Carlo Panella per il suo nuovo libro: Israele. Lo stato necessario. Il mondo non ne può fare a meno, paesi arabi inclusi (Rubbettino). Può essere infatti confuso con una esaltazione della reazione militare e politica del governo guidato dal premier Benjamin Netanyahu alla strage perpetrata dai terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023. Grande esperto del Medio Oriente e della storia anche politica dello Stato Ebraico, Panella non sceglie il taglio da “tifoso”, bensì quello dell’analista critica, tra il presente e la storia.
<Sconfiggendo Hamas e sgretolando il regime iraniano – nota Panella –, dopo aver vinto molte guerre arabe, Israele ha realizzato una missione tanto ignorata quanto indubitabile: ha obbligato arabi e islamici a prendere atto della necessità di abbandonare il jihadismo e di percorrere una strada comune. Un primo passo per l’accettazione da parte del mondo islamico dei principi della modernità. E il primo di questi passi è quello di imparare a camminare nella storia accanto agli ebrei, accanto al loro Stato>. Lo dimostra la <clamorosa decisione degli Stati del Golfo, innanzitutto gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, di rispondere nel marzo 2026 ai bombardamenti iraniani bombardando a loro volta l’Iran, a fianco di Israele è stata dunque una svolta assolutamente storica>.
In questo senso, Israele è stata capace di confermarsi “necessario”, per i suoi cittadini, naturalmente, ma soprattutto per l’Occidente democratico e per gli Stati arabo musulmani, da decenni abituati a tollerare, a far finta di non cogliere la pericolosità intrinseca del regime teocratico creato nel 1979 da Ruhollah Komeyni. Dunque il mondo non può fare a meno di Israele. Ma non può che essere preoccupato per la postura politica di Netanyahu, largamente contestata dal popolo israeliano. Israele è una democrazia. Ma una democrazia non dovrebbe accettare che non si costituisca una vera commissione d’inchiesta sulle responsabilità del 7 ottobre. È difficile dar torto al comandante delle Forze Armate Eyal Zamir, quando sostiene che <Il fallimento del 7 ottobre è stato sistemico e di lunga data>. Sono gli stessi vertici militari ad accusare il premier di aver sbagliato strategia: <L’idea era quella di tenere Hamas sotto controllo e indebolito, di corromperlo con il denaro. Questo concetto di elusione ha permesso a Hamas di attuare un massiccio rafforzamento militare>.
Al di là del 7 ottobre, Panella entra nel vivo della politica israeliana. Sottolinea come Netanyahu abbia tradito l’<essenza stessa del sionismo e dello stesso Likud>, il partito conservatore che mai aveva consentito di influire sul governo del paese agli antidemocratici. Pur di non cedere il potere ha invece accettato che il governo fosse condizionato dal voto dei due partitini estremisti: Otzama Yeudit di Itamar Ben Gvir, che rappresenta i coloni dei territori occupati, e Partito Sionista religioso di Bazalel Smotrovich, che difende gli haredim. Figure inquietanti, razziste e suprematiste, contrarie a ogni ipotesi di convivenza con uno Stato palestinese. Lontanissime non solo l’originale sionismo socialista ma anche dal sionismo revisionista di Vladimir Žabotinskij, dal quale discende il Likud, che Netanyahu ha travisato a suo uso e consumo.
Presente e storia, dunque, nel lavoro di Panella, tutto da scoprire, da studiare, senza scivolare nell’antisionismo e nell’antiebraismo sempre più pericolosamente diffusi anche in Italia. Israele è lo “stato necessario”, ma deve – si legge tra le righe – trovare al suo interno la forza di emarginare le ideologie che rischiano di sconfiggere dall’interno l’unica vera democrazia del Medio Oriente.
Carlo Panella, Israele. Lo stato necessario. Il mondo non ne può fare a meno, paesi arabi inclusi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2026, pp. 230, € 18.00

