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Chi è causa del suo mal…

Agosto 17, 20223

Ora tutti strepitano, ma sta accadendo ciò che era scontato. Con 300 parlamentari in meno da eleggere, tra Camera e Senato, la corsa per ottenere un posto sicuro in lista non poteva che diventare una battaglia all’ultimo sangue. La cosa divertente è che la stanno combattendo deputati e senatori che nel 2019 hanno votato a favore della legge di riforma costituzionale che ha tagliato i seggi. E poi, nel 2020, hanno chiesto agli italiani di confermarla nel referendum.

Io continuo a ritenere che avere 400 deputati e 200 senatori invece di 630 e 315 non migliorerà l’attività del Parlamento. Anzi, complicherà il lavoro delle Commissioni e rallenterà l’iter legislativo. Magari sarò smentito dai fatti, ma non credo. Quella riforma era fessa, frutto di un’antipolitica populista. La prima conseguenza è che, con l’allargamento geografico di circoscrizioni e collegi elettorali, i territori saranno meno rappresentati. I rapporto tra eletti ed elettori sarà più difficile. Eppure anche questo è il sale della democrazia. Valeva la pena per risparmiare una virgola sul bilancio dello Stato?

Ma ormai è fatta. Forse neppure un’auspicabile Assemblea Costituente eletta – come ritengo necessario – per riscrivere e migliorare una Carta Costituzionale ormai vecchia e farraginosa, riuscirebbe a tornare indietro. Nessuno si assumerebbe la responsabilità di una proposta così impopolare.

La bagarre sulle liste c’è sempre stata. Al di là della retorica sul <si può fare politica anche da semplice cittadino>, nessuno ama rinunciare alla “medaglietta”. Puoi essere solo un peon, ma quando il giovedì sera torni al paese, ti sentì un principe. È umano. Non per caso gli ex, magari da vent’anni, continuano a essere chiamati onorevole o senatore. E mai accade che l’interessato inviti a farsi chiamare solo “signore”, che non sarebbe un’offesa. Quanti finti “dottori” abbiamo in Italia?

Lo scontro all’arma bianca è in atto in tutti i partiti. Più duro – quasi un’ordalia – in quelli dati perdenti nei sondaggi. Basta leggere le cronache. Alcuni casi sono particolarmente significativi. Nel Pd era scontato che Letta “segasse” gli ex amici di Renzi. Strano che loro non lo abbiano capito per tempo.

Altri casi sono penosi. Il diritto di tribuna assicurato a Di Maio, per dirne una, costa una posto sicuro a un deputato democratico. E rischia anche di far perdere quel seggio al partito. Sondaggi o non sondaggi, gli elettori non sono automi. Più certezze, paradossalmente, c’erano con il vecchio proporzionale della Prima Repubblica. I partiti avevano una rete efficiente nelle città, nei comuni. Nel PCI del centralismo democratico ogni sezione riceveva le istruzioni per le preferenze. Sezione tale 12-23-31. E i militanti eseguivano. Nella Dc era lo stesso, ma gli iscritti erano meno inquadrati. Poteva accadere che il numero 37 della lista sorpassasse nelle preferenze il n. 3. Aveva lavorato bene. Soprattutto con la sua corrente.

Nei partiti più piccoli valeva la regola del 3. L’elettore votava spesso solo il n. 1, in modo automatico. Qualcuno anche il n. 2. Pochi il n. 3. Se i seggi conquistati erano 3, tutto a posto. Ma il secondo e il terzo erano a rischio. Poi c’erano le eccezioni. Capitava che un ignoto candidato riuscisse a essere eletto.

Tutto questo non esiste più. Da tempo. E con il Rosatellum meno ancora. Le liste sono bloccate. Più o meno si sa come finisce. Credo che meno certi siano i collegi uninominali. I “paracadutati” sono un classico. Ma il clima non è di obbedienza cieca e assoluta. Se mi capita uno che non sopporto, magari voto solo al proporzionale. Confermato a Bologna, Casini sarà probabilmente rieletto. Ma i maldipancia dei quadri locali e degli elettori democratici sono evidenti. Una volta passi, ma insistere… E vale per tutti.

Per questo mi diverte leggere le cronache sulle candidature. Ammetto che è un po’ perfido. Girano bufale. I candidati soffrono, più che in passato. Qualcuno si ritrova in un posto di risulta <a sua insaputa>. Qualcuno legge il suo nome e ci crede, poi scopre che nessuno ha pensato a lui. Roba da depressione. Le anticamere dei partiti sono affollate di questuanti. Nei corridoi di Camera e Senato vedi facce tristi. Sanno che potranno tornare alla buvette da ex, ma non sarà la stessa cosa. Lo sanno loro, ma soprattutto i commessi. Implacabili.

È stato sempre così. Ci sono ex parlamentari che da anni si affacciano in Piazza Monte Citorio sperando di essere riconosciuti da qualcuno. E se quel qualcuno gli chiede che cosa fanno lì, s’inventano inesistenti incarichi importanti. Nostalgia canaglia. È sempre stato così. Ma ora di più. Chi è causa del suo mal…

3 comments

  • Cesare Manfroni

    Agosto 17, 2022 at 6:18 pm

    È sempre piacevole leggerti, senza possibilità di confronto tanto sono inconfutabili le tue valutazioni rispetto a certi argomenti che analizzati razionalmente , se si è decentemente informati , non offrono possibilità di dissenso.

    Reply

    • Gianni Scipione Rossi

      Agosto 17, 2022 at 6:37 pm

      Grazie Cesare!

      Reply

  • Cesare Manfroni

    Agosto 17, 2022 at 6:18 pm

    È sempre piacevole leggerti, senza possibilità di confronto tanto sono inconfutabili le tue valutazioni rispetto a certi argomenti che analizzati razionalmente , se si è decentemente informati , non offrono possibilità di dissenso.

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