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I bari del fact checking

Settembre 11, 20220

Rieccolo. No, non Amintore Fanfani, che pure Montanelli ribattezzò “Il rieccolo”. Tranquilli. A tornare a galla è il fact checking. Qualche anno fa ebbe un momento di splendore. La Treccani lo definisce correttamente “verifica dei fatti”. E chiarisce: <Nel lavoro giornalistico, la verifica puntigliosa dei fatti e delle fonti, tesa anche a valutare la fondatezza di notizie o affermazioni riguardanti istituzioni e persone di rilievo pubblico, con particolare riferimento a quanto viene diffuso mediante la Rete>. Giusto. Perfetto. Peccato che non sia una scoperta. La verifica delle informazioni è la base fondamentale del giornalismo. Che non sempre si faccia è altra questione.

Ma quando, ovviamente detto in inglese, il fact checking è stato in auge, non si riferiva al controllo delle fonti, obbligatorio per i giornalisti, bensì al controllo della veridicità delle affermazioni dei politici, essenzialmente nei dibattiti televisivi. Controllo in diretta, per la precisione. Con qualche esperto fuori campo per segnalare l’errore. Per fare un esempio: il politico afferma che negli ultimi dieci anni la disoccupazione giovanile è aumentata, o diminuita, del 15%. Invece è del 12%. L’esperto interviene e corregge. Non facile sull’intero scibile umano ma efficace. Qualcuno ci provò. Poi si capì che era tecnicamente inattuabile in via ordinaria. Però andò molto di moda.

Vengo al dunque. Il fact checking è tornato. Alla “Stampa”. Alla “Stampa” diretta da Massimo Giannini, già valente conduttore di talk. Il quale pubblica (10 settembre) due paginate con il titolo Mediterraneo il blocco impossibile, a firma di Francesca Mannocchi. Scopo del pezzo è dimostrare che, sulla questione flussi migratori clandestini, Giorgia Meloni dice idiozie. Ci sta. “La Stampa” è legittimamente schierata contro la Meloni e cerca di metterne in luce limiti e contraddizioni. Va bene. Finché non chiama in causa il fact checking. Fuori luogo. Perché il metodo servirebbe a verificare i fatti, i dati, non le opinioni, né l’eventuale inapplicabilità delle stesse.

Opinione della Meloni è che serve un blocco navale, in senso politico, non militare. Mica ha detto che si debba dichiarare guerra alla Libia. Nel fact checking, in effetti, si precisa che la Meloni sostiene che <È necessaria una missione a livello europeo per bloccare le partenze lungo le rotte del Mediterraneo>. Un’opinione. Un obiettivo politico. Ma Francesca Mannocchi obietta che non si può. Perché <Un’interdizione violerebbe le norme internazionali, prima fra tutte la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che garantisce a ogni individuo il diritto alla libertà di movimento>.

In effetti, tra tanti altri bei principi non rispettati in mezzo mondo, la Dichiarazione del 1948, all’articolo 13, afferma che: <1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese>. Giusto. Ma mica dice che questa libertà di movimento prescinda dalle regole dei singoli Stati. Non ha abolito i passaporti, per intenderci. Dunque, di quale violazione si tratterebbe? Il fact checking vero, corretto, assolve la Meloni, non la condanna.

Poi c’è l’articolo 14: <1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. 2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite>. Giusto. Ma questo presuppone che chi accoglie abbia il diritto-dovere di verificare se esistano le condizioni di asilo. Esattamente come si fa. O come si tenta di fare. Non risulta che la Meloni abbia in programma di negare l’asilo nei casi previsti. Sostiene, e non è la prima, che i flussi migratori non debbano essere clandestini, cioè vorrebbe porre fine alla moderna tratta degli schiavi. Dunque? Un’opinione sbagliata? Non lo è ma, ammesso che lo sia, le si può opporre una opinione contraria, non denunciarla come contraria ai diritti umani. Francesca Mannocchi dimentica l’articolo 19: <Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere>.

Ora, “La Stampa> non è colpevole di molestie. Esprime legittime opinioni, diverse da quelle legittime della Meloni. Poteva farlo senza chiamare truffaldinamente in ballo il fact checking. Se lo fai, stai barando. 

Poi la questione clandestini è molto complessa. Gli hotspot europei in Africa non hanno funzionato? Vero. Ma chi vieta di riprovarci in maniera decente? Fare accordi con la Libia è più difficile che ai tempi di Gheddafi perché in Libia <è tornato a regnare il caos>? Vero. Ma l’Italia e l’Unione Europea hanno il diritto di provare a cambiare la situazione, anche a costo di accordarsi separatamente con ogni fazione. E anche con gli Stati che sostengono più o meno occultamente le singole fazioni. Senza dimenticare che c’è di mezzo il petrolio. Difficile, sì. Ma è appunto questa la sfida di una proposta politica. Complicata. Ma non impossibile. E certo non contraria ai diritti umani. Anzi, se funzionasse, i diritti umani dei disperati sarebbero meglio tutelati.

Ma, obietta la Mannocchi innamorata del fact checking, <gli ultimi anni sono stati segnati dalla politica del contenimento con scarsi se non pessimi risultati>, perché <si cerca di abbassare i numeri anziché capire da dove arriva il problema>. Già, qual è il problema della differenza tra le condizioni di vita, non solo economiche, di molti paesi africani e quelle europee non l’ha capito nessuno. Proprio nessuno, signora mia. Magari lo spieghi meglio. E ci dica quale potrebbe essere una strategia efficace, a parte il doveroso soccorso in mare. Così, per sapere… Nel frattempo, magari, provi a verificare i fatti. La libertà di opinione è tutelata. Quella della Meloni, la mia, la sua, quella di tutti. E nessun esperto la può conculcare.

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