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La svolta, grazie a una donna

Settembre 25, 20220

Dunque si volta pagina. Dopo una legislatura disgraziata,  con tre governi a maggioranza numerica variabile ma senza una vera maggioranza politica. A dispetto di una legge elettorale che andrebbe cambiata domattina, ora una maggioranza esiste. Come esistono tre minoranze, diverse fra loro, che faranno forse, molto forse, fronte comune, ma comunque minoranze resteranno. Questa è la democrazia.

Oggi gli elettori hanno fatto una scelta chiara. Ci sono i vincitori e i perdenti. La vera vincitrice è Giorgia Meloni. Quale ruolo vorrà ricoprire, ferme restando le prerogative dal Quirinale, si vedrà. Ma, consensi alla mano, sarebbe ben strano se non fosse chiamata a guidare il governo. La prima donna presidente del Consiglio, non dell’Italia repubblicana, ma dell’Italia unita. Oggettivamente è una svolta storica, non simbolica né retorica. A lei – una politica vera – tocca un impegno che più gravoso è difficile immaginare. Ha saputo mobilitare gli elettori, credo che abbia il carattere necessario per spingere il nostro Paese fuori dal guado nel quale siamo immersi da troppo tempo. Ho fiducia.

L’aspettano problemi giganteschi. Molti ereditati da decenni, ai quali si sommano le conseguenze della pandemia e di una guerra nel cuore dell’Europa. Ci vogliono nervi saldi e obiettivi precisi. Non si fa una rivoluzione copernicana in pochi giorni o in pochi mesi. Si tratta di rendere efficiente la pubblica amministrazione, a tutti i livelli. Si tratta di creare le condizioni per la ripresa economica. Si tratta di consentire alle imprese di creare lavoro per competere sul piano internazionale. Si tratta di affrontare il nodo energetico diminuendo la dipendenza dall’estero. Si tratta migliorare la scuola e l’università. Si tratta, in sostanza, di ridare fiducia a un popolo, e in particolare alle giovani generazioni. Si tratta di riunificare l’Italia, spingendo sullo sviluppo economico del Mezzogiorno. Si tratta di risollevare una Nazione, nella continuità della collocazione internazionale ed europea, dialogando da protagonisti, da pari, non da sudditi, mai da servi.

Si può fare, passo dopo passo. Con realismo. Con visione ampia del futuro. Superando in fase storica caratterizzata dal vogliamo tutto senza pagare dazio. Tutto e il contrario di tutto. Una filosofia del nulla che ci ha consegnato un debito pubblico abnorme. Vasto programma, si potrebbe dire, ricordando De Gaulle. Ma ho fiducia.

Poi ci sono gli sconfitti. Individuarli nell’area del centrodestra è facile, ma ormai inutile.  Che la leadership di Berlusconi fosse in fase calante era evidente da tempo. Forza Italia nacque come partito personale. Ha svolto un importante ruolo storico, fin da 1994. Ma da tale condizione non ha saputo emanciparsi. Ora la sua scommessa è archiviare una storia, con rispetto del fondatore, e guardare oltre. Quanto alla Lega, il suo tentativo di superare la dimensione “nordista” è fallito. L’alleanza di governo con i grillini non ha aiutato Salvini, così come le ambiguità in politica estera e sanitaria. Dovrà trovare un nuovo equilibrio.

A sinistra, Letta ha sbagliato la campagna elettorale, giocata non sulle proposte ma sulla demonizzazione dell’avversario. Sempre contro, mai pro. Poteva allearsi con Conte? Politicamente no. Agenda Draghi e 5Stelle erano incompatibili. 

La sorpresa, fino a un certo punto, è Conte. Populismo estremo, caccia al consenso meridionale, con la promessa di mantenere il reddito di cittadinanza e sussidi vari. Nient’altro. Ma ha funzionato. Il che deve far riflettere. Da movimento trasversale a sinistra populista dichiarata. Il PD deve ora fare i conti con questo melenchonismo all’italiana.

Da ultimo, Calenda, il draghiano senza Draghi, ha creato con Renzi le basi per una proposta liberal, lontana dal post-comunismo e dal catto-comunismo. Si vedrà. Potrebbe non essere una meteora, nella prospettiva di un bipolarismo più efficace.

Naturalmente è una prima analisi a caldo. Gli sviluppi sono tutti da studiare e da scrivere. Così come il significato dell’ennesimo calo dei votanti.

 

 

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