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La valanga sulla “marcia” (2)

Ottobre 2, 20220

Per qualcuno è un’invasione di locuste. Per altri una manna dal cielo. Gli altri sono gli autori e gli editori che hanno saputo cogliere l’occasione con titoli accattivanti e impegno diffusionale, a prescindere dalla serietà dei contenuti. Era prevedibile. I cent’anni dalla marcia su Roma del 28 ottobre 1922 ricorrono una volta sola. Meglio approfittarne. D’altra parte quella data rappresenta una frattura epocale nella storia d’Italia. Al punto da riaffiorare periodicamente come un fiume carsico. Un po’ per gioco ho provato a tenere il conto dei titoli “dedicati”. Una slavina. È quasi impossibile. Ma è divertente.

Il più recente – esce il 4 ottobre –  si deve alla penna di Ezio Mauro, giornalista ma da tempo attento alla storia. Ed ecco che esce per Feltrinelli questo L’anno del fascismo. 1922. Cronaca della marcia su Roma, presentato così: <Nei mesi bui che conducono alla dissoluzione dello Stato liberale Mussolini, con la sua concezione tragica e spettacolare della vita, incrocia lo spirito del tempo: la politica viene ridotta alla sua dimensione fisica, la ritualità soppianta la cultura. Attorno, un cielo vuoto di stelle spente, in un mondo politico in disfacimento incapace di leggere la società in trasformazione, frastornato dall’eco mondiale della rivoluzione bolscevica e dalla suggestione contagiosa che il mito della Russia irradiava da San Pietroburgo. Lo Stato liberale italiano sembrava esausto e non lo sapeva, incapace di fronteggiare i nuovi fenomeni sociali e politici, come se non rientrassero più dentro le sue categorie antiche>. Le cose andarono sostanzialmente così. Poi la leggeremo questa cronaca…

Guardando al futuro, è annunciata una biografia inglese della figlia del duce sposata Ciano, firmata da Caroline Moorehead: Edda Mussolini. The Most Dangerous Woman in Europe. Esce proprio alla vigilia, il 27 ottobre, per Chatto & Windus. Chissà, magari ci sono nuove fonti britanniche. Aspetteremo l’immancabile traduzione… A proposito di biografie, il 6 settembre era uscito Il gerarca che sfidò Mussolini. Aurelio Padovani e il fascismo meridionale, di Gigi Di Fiore (UTET). Qualcosa se ne sa, ma probabilmente ne sapremo di più. Spero non abbia un tono neo-borbonico…

Per dovere d’ufficio, si fa per dire, segnalo anche questo Marcia nera di Daniele Autieri, per typimedia, editore specializzato in guide di quartieri romani. Esce il 12 ottobre. Può anche darsi che racconti la marcia zona per zona…

Il libro di Mauro non chiude dunque la serie. E forse neppure questo volume collettaneo a cura di Gianfranco Pasquino per Treccani, Fascismo. Quel che è stato, quel che rimane, annunciato per il 7 novembre, quando probabilmente la slavina si starà affievolendo. Molti gli autori. La chiave di lettura complessiva <è duplice: innanzitutto, il fascismo non è il passato che non passa, ma è un passato che ha considerevolmente influenzato il presente e che deve essere conosciuto approfonditamente per costruire un futuro migliore. In secondo luogo, esso tentò di imporre una visione totalitaria alla società italiana ma, tra ambiguità, concessioni, viltà, non riuscì ad acquisire il pieno controllo sopra la Monarchia, la Chiesa, le Forze Armate, gli industriali, e dovette fare i conti anche con gli antifascisti che coraggiosamente mantennero viva la loro opposizione. Il volume mira a offrire ai lettori il materiale indispensabile per acquisirne una corretta e approfondita conoscenza e comprendere se esso possa in qualche modo ripresentarsi>.

La valanga di titoli era cominciata presto quest’anno. Ci ho fatto caso quando, il 14 settembre, Bompiani ha scodellato in libreria la terza (ultima?) puntata di M, il romanzo biografico su Mussolini di Antonio Scurati. Non riguarda, credo, il centenario. Dal sottotitolo – Gli ultimi giorni dell’Europa – sembra dedicato alla fine di Mussolini, non al suo inizio. Ma vedrete che qualcosa sulla marcia avrà trovato il modo di inserirla. Tanto è un romanzo. E può fare come gli pare. Tanto io non lo leggo. Non sarà la mia copia a cambiarne il destino. Qualcuno lo spaccia per storia. Peraltro, in copertina, romanzo è scritto piccolo piccolo… Tanto per correttezza…

Scoperta l’uscita di mi è così venuta la curiosità di sapere quanti titoli sarebbero ancora usciti in vista della data fatale. Mi ero perso qualcosa. Due erano già usciti, tra giugno e luglio, per Mondadori: L’insurrezione fascista. Storia e mito della marcia su Roma. Autore Mimmo Franzinelli. E anche Gli uomini della marcia su Roma. Mussolini e i quadrunviri, di Mauro Canali e Clemente Volpini. Come scelta editoriale è stata un po’ azzardata, in piena estate. Comunque auguri.

A fine agosto è uscito Luca Falsini, per Donzelli, con Nelle braccia del Duce. Breve storia d’Italia dalla Grande guerra al fascismo (1917-1923). Un po’ ampio come periodo, ma comunque la marcia c’è.

Dal 2 settembre è disponibile Il collasso di una democrazia. L’ascesa al potere di Mussolini (1919-1922). Autore Federico Fornaro, editore Bollati Boringhieri. Qualche giorno dopo, il 6 settembre, ecco Mirella Serri per Longanesi, con Mussolini ha fatto tanto per le donne! Le radici fasciste del maschilismo italiano. Titolo sarcastico, direi. Che gli italiani prima del 1922 fossero sul serio femministi, o meno maschilisti? Mi pare una tesi balzana. Comunque ha tenuto del classico Le donne nel regime fascista. Il fascismo ha emancipato le donne? (Marsilio, 1993), opera magna della storica americana Victoria de Grazia,  che nel marzo scorso è tornata in libreria con l’ottima biografia di Attilio Teruzzi – e di sua moglie Liliana Weinman -: Il perfetto fascista. Una storia d’amore, potere e moralità nell’Italia di Mussolini (Einaudi, 2022; Harvard University Press, 2020). Anche questo titolo suona sarcastico, almeno per chi abbia un’infarinatura sulla parabola umana del Teruzzi. In bibliografia persino il mio L’America di Margherita Sarfatti (Rubbettino, 2021)

Tre giorni dopo – il 9 settembre – è arrivato per Laterza una nuova edizione di La marcia su Roma di Giulia Albanese. La prima (2006) valeva la pena. Non vorrei si trattasse solo di una ristampa per l’occasione. Verificherò. Poteva mancare all’appello Aldo Cazzullo? Certo che no. Il suo Mussolini il capobanda. Perché dovremmo vergognarci del fascismo (Mondadori) è uscito 13 settembre. Il 16 settembre, ecco per il Mulino Roma 1922. Il fascismo e la guerra  mai finita, di Marco Mondini, presentato come una <storia corale e implacabile di un’Italia in cui la lotta politica si trasforma in guerra civile e che scivola via via verso il lungo ventennio della dittatura fascista>.

Il 20 settembre è uscito per Feltrinelli una antologia di testi Mussolini. La cura David Bidussa. Un’antologia – così viene presentata – che <indaga il fascismo non solo come la storia di un regime politico, ma ancora di più come una cultura, perché con l’esperienza del regime nel nostro Paese non c’è ancora stato un confronto stringente. “La continuità dello Stato,” scrive Bidussa, “non ha significato solo permanenza degli apparati, ma anche di figure economiche, sociali e culturali.” Di conseguenza, l’obiettivo di questa ricostruzione nuova è entrare nella politica del Duce. Con un metodo che rivela angoli finora inesplorati: gli eventi cruciali sono messi in rapporto alle parole e alle immagini presenti nella comunicazione di Mussolini, allo scopo di mostrare la fisionomia della ragione pubblica dell’uomo che ha governato l’Italia per vent’anni e l’ha cambiata radicalmente. Cosa rimane del fascismo nell’Italia repubblicana? Fino a che punto le nostre idee di bene comune, di confine o di identità nazionale corrispondono a quel progetto? E quanto pesano le innovazioni dello stato sociale fascista nel nostro sistema? Mussolini è stato figlio del suo secolo e artefice della propria epoca. In gran parte, anche della nostra. Ecco perché rileggere i suoi scritti e discorsi: per comprendere le origini dell’Italia di oggi e fare i conti col passato, che non è chiuso, non è sterile e, soprattutto, non è definitivamente alle nostre spalle. Al ventennio fascista risale il cantiere politico e culturale di un’ideologia dell’italianità e della nazione che ha un’aria di famiglia con il vocabolario contemporaneo del nostro Paese. Rileggere Benito Mussolini significa indagare come si sia costruita l’Italia di oggi>. C’è un fondo di verità. L’analisi di Bidussa merita attenzione.

Nel centenario entra un po’ di tutto, naturalmente. E dal 23 settembre è in libreria, di Giovanni Cecini, I gerarchi fascisti. Da Italo Balbo a Roberto Farinacci, da Luigi Federzoni a Emilio De Bono: la storia dei più fidati uomini di Mussolini (Newton Compton). Su Federzoni e Balbo “fidati” avrei qualche dubbio… Potrebbe essere interessante, di Giovanni Scirocco, Il fascismo giorno per giorno. Dalle origini alla marcia su Roma nelle parole dei suoi contemporanei (Feltrinelli). Interessante, sì. Sarà che son malato di diaristica. È uscito da poco, il 30 settembre.

Il 30 settembre è uscito anche, per Donzelli, il fascismo nella storia italiana, curato da Salvatore Lupo e Angelo Ventrone. <I centenari – scrivono in premessa – sono in genere occasioni per operazioni di uso pubblico della storia: le nazioni in questi casi ricordano, e qualcosa trovano anche opportuno dimenticare. Il centenario da cui il volume prende spunto chiama in causa l’identità degli italiani, e quella della loro Repubblica, nata antifascista e oggi impegnata tra mille incertezze a ridefinirsi. Ma chiama in causa anche una grande e controversa riflessione storiografica, che ha fatto del fascismo l’argomento della nostra storia novecentesca più studiato, in Italia e in tutto il mondo, tanto da produrre una bibliografia imponente. Il gruppo che ha ideato e costruito questo libro, consapevole che i contenuti di una simile discussione scientifica non sono facilmente spendibili negli spazi del dibattito pubblico, si è proposto di raccordarli con una riflessione civile>. È già un buon punto di partenza, anche se i temi affrontati sembrano un po’ sempre gli stessi, ripetitivi. Ma è scontato.

Sempre il 30 settembre è uscito, per il Mulino, Il dissenso al fascismo. Gli italiani che si ribellarono a Mussolini (1925-1943) di Mario Avagliano e Marco Palmieri. Una modo diverso per approcciarsi al centenario, e anche al rapporto fascismo-antifascismo. Ovviamente il dissenso ci fu. Quantitativamente non paragonabile al consenso, almeno fino al 1936, ma ci fu. In varie forme. Accanto a quello degli antifascisti militanti, ci fu anche quello strisciante, persino da bar. Il dissenso degli scettici e anche di fascisti della prima ora che presto si allontanarono dal regime, magari solo ritirandosi a vita privata, senza trasformarsi in aperti oppositori o scegliere di “fuoriuscire”. Un magma, che gli autori cercano di portare a galla e di analizzare.

Dio stramaledica gli inglesi? Forse sì, ma forse no. Povero Mario Appelius, che non aveva capito nulla. L’interrogativo è necessario se si vuol tenere conto del nuovo lavoro di ricerca di Giovanni Fasanella e Mario Jose’ Cereghino, Nero di Londra, che parte un po’ da lontano, ma esce il 4 ottobre, in contemporanea con Mauro. Tutto ruota intorno a un piano che sarebbe stato attuato dagli inglesi dopo Caporetto per controllare l’Italia, impedirle di uscire dalla guerra e tutelare gli interessi vitali dell’Impero britannico nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente. <Con l’assenso di Londra, dunque, – si assicura – Sir Hoare crea l’archetipo di un movimento politico e paramilitare che sfocia ben presto nei Fasci italiani di combattimento guidati da Benito Mussolini>. Si tratterebbe di <un’inchiesta dirompente per l’unicità documentale e la forza delle rivelazioni in merito al ruolo dei servizi britannici in sostegno a Mussolini e all’affermazione del fascismo>. Mi permetto di dubitare.

E’ stata una pioggia, una grandinata di tomi. Alcuni seri, utili, per capire la nostra storia. Altri banalmente “militanti”. Cercherò di distinguere il grano dal loglio. Magari imparerò ancora qualcosa. Anche se sulla marcia non è che manchino informazioni, sul come e sul perché. Per non dire delle conseguenze.

Poi, mi resta impressa l’osservazione che Attilio Tamaro registra un mese dopo, il 28 novembre 1922: <Fiammeggiano ambizioni. Alcuni mostrano che a tempo hanno intravveduto nel movimento carriere e affari. Arrivisti e speculatori si butteranno, forse si buttano già avanti. E non meno certi sagaci cortigiani. Spero che non prevalgano di fronte agli innumerevoli galantuomini e che il tempo elimini molti sporchi detriti> (Attilio Tamaro: il diario di un italiano, Rubbettino 2021). Il buon irredentista triestino in gran parte s’illude. Forse doveva già sapere che le grandi svolte politiche sono sempre così.

La valanga, nel centenario, era comunque scontata. Meno scontato è che, cent’anni dopo, il fascismo sia ancora, sguaiatamente, al centro del dibattito pubblico. La storiografia fa il suo mestiere, deve farlo. Ma perché non riusciamo a fare a meno di prenderlo come riferimento, come termine di paragone? E neppure  all’immagine di Mussolini in copertina? Cent’anni dopo la sua affermazione, 79 anni dopo la sua fine. L’interrogativo non è banale né retorico. Anzi, è centrale, se vogliamo guardare al nostro futuro. Come dovremmo.

Dovremmo, ma certo non aiutano libri “politici” mascherati da storia come questo Mussolini e il fascismo di Paul Corner (Viella), uscito ad agosto. Me l’ero perso. E non avevo perso nulla. Basta leggere la quarta di copertina: <L’attuale crisi della democrazia rappresentativa accresce l’attrazione verso una politica della “mano forte” e favorisce la deriva verso un nuovo autoritarismo. In questo clima Mussolini e il fascismo stanno acquisendo una rinnovata credibilità, come precursori di sistemi politici che promettono ordine e stabilità. Il volume si propone di rispondere a questa visione nostalgica. Smantella, pezzo per pezzo, l’immagine di un fascismo lungimirante ed efficiente. Analizza non solo le violenze del regime fascista, ma anche le scelte politiche e sociali che caratterizzarono il Ventennio e che portarono l’Italia al disastro della Seconda guerra mondiale. Dimostra, infine, quanto sia stato costoso per l’Italia l’affidamento del potere a un uomo solo: Mussolini>. Sai che novità…

Ps. Non rientra nella slavina, perché è stato pubblicato un anno prima (Mind, Milano 2021). Per chi volesse conoscere i fatti, giorno per giorno, sinteticamente. Lo ha scritto Francesco Bogliari. Si apre con una dedica: <A mio padre, che si chiamava Benito, e ha dovuto sopportare per una vita intera – lui, antifascista repubblicano – l’onore di quel nome pesante>. Capitò. Nell’Italia di allora. Tanti Benito, tante Rachele, tanti Firmato (ricordate firmato Diaz?). Prima, tante Margherita.

 

 

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