GIORNALISMO · ATTUALITÀ · STORIA
Seguimi sui social:

Vista dalle retrovie…

Ottobre 25, 20230

Può sembrare un paragone ardito. Ne sono consapevole. Eppure mi è tornato in mente, perché mi colpì e mi fece riflettere. <Il solito spettacolo nauseabondo>, scrisse mio nonno, nelle sue memorie, alla fine del 1917, durante una breve licenza lontano dal fronte. Lo scrisse quando si rese conto che gli italiani potevano tranquillamente andare a teatro e al cinema, e le sale da ballo erano gremite.

Purtroppo, o per fortuna, è sempre così. Anche oggi. C’è il fronte e ci sono le retrovie. Al fronte si muore. Nelle retrovie si curano i feriti, ma poco lontano la vita scorre normale, o quasi. Come normale scorre per noi, anche se la guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina continua. È vicina, molto vicina a noi. Ma ci sembra ormai lontana, come quel 24 febbraio 2022, quando le truppe di Mosca invasero le province orientali di Kiev. Grande preoccupazione, allora. I profughi arrivavano anche in Italia. Poi, piano piano, ci siamo abituati. Quella guerra è diventata un rumore di fondo. E noi, retroterra non così lontano, andiamo al cinema e a teatro. Non perché siamo cattivi o cinici. Semplicemente perché siamo umani. E ci lamentiamo di quanto ci costano benzina e gas, dimenticando che noi dobbiamo comprare all’estero quasi tutto quel che ci serve per produrre energia. Perché non lo abbiamo. Se non in misura marginale.

L’attenzione pubblica per la guerra russo-ucraina si è spenta da tempo. Basta osservare quanto si sia ridotto lo spazio che la stampa dedica a quel fronte. Probabilmente, tra poco, anche le pagine sulla guerra scatenata da Hamas contro Israele diminuiranno. Ma, per ora, siamo bombardati di notizie. Vere. Verosimili. False. E di analisi. Serie, talvolta. Colme di pregiudizi, più spesso. Come è accaduto per l’Ucraina. Che da vittima è stata descritta persino come colpevole di voler difendere la propria indipendenza.

Anche Israele rischia di fare la stessa fine. Se il leader socialista portoghese, attuale segretario generale dell’Onu,  Antonio Manuel de Oliveira Guterres, può impunemente affermare nel Palazzo di Vetro che l’attacco di Hamas è frutto dell’occupazione israeliana può accadere di tutto. D’altra parte essere socialista e potente non protegge da ignoranza e pregiudizio. Ignoranza della storia, soprattutto. Ignoranza che alimenta, anche nel mondo occidentale, Italia compresa, un antisionismo che da tempo è maschera di un antisemitismo atavico.

Mentre questo accade, mentre molte famiglie israeliane con bambini cercano silenziosamente rifugio tra noi, mentre i riservisti sono accorsi da ovunque per difendere la loro patria, noi continuiamo la nostra vita normale. Perché Tel Aviv è lontana. Per la precisione 2435 chilometri in linea d’aria, da Roma. Kiev è più vicina: 1718 chilometri. Ma la vicinanza non si conta in chilometri. La vicinanza riguarda la cultura, la civiltà. Vicina è l’Ucraina europea. Vicino è Israele, nazione mediterranea. E noi siamo il retroterra di entrambi quegli stati aggrediti.

Non è un nostro problema, sento dire in giro. Il solito spettacolo nauseabondo, avrebbe detto mio nonno. Il problema è invece proprio nostro. Perché se non siamo solidali con Israele, con l’unica vera democrazia di quell’area, tutto può crollare. E le macerie raggiungeranno anche gli ignavi che vanno a ballare.

Eh, ma Netanyahu, sento dire. All’epoca si diceva “eh, ma anche Golda Meir”. La premier amava dire: “preferisco essere criticata che compatita”. E questo è il punto. Gli israeliani non hanno bisogno di essere compatiti per essere discendenti delle vittime della Shoah. È facile piangere gli ebrei morti nei campi di sterminio. Qui si tratta di difendere gli ebrei vivi. A prescindere dagli errori che i suoi governi possono aver commesso nel corso dei decenni, come se quelli italiani non ne avessero compiuti a valanga. E c’è una differenza, fondamentale. I nostri governi, anche i peggiori, hanno potuto comodamente compiere errori protetti dallo scudo occidentale. L’Ucraina ha fatto fatica a liberarsi dal giogo sovietico. Israele fa quotidiana fatica a vivere accerchiata dai fondamentalisti islamici.

Gaza è libera dal 2005, ma è gestita da Hamas, che si pone l’obiettivo di distruggere Israele, non di far vivere bene i palestinesi. Netanyahu passerà. Finita la guerra – speriamo prima possibile- Israele dovrà necessariamente frenare le irragionevoli ambizioni dei coloni estremisti. Ma, quand’anche i coloni fossero costretti a smettere di occupare terra in Cisgiordania, Hamas, Hezbollah e Jihad non smetteranno di voler distruggere Israele, sbandierando la falsificazione della storia. Come se quella terra non sia ebraica. In Palestina, prima ottomana e poi sotto mandato, uno Stato palestinese non è mai esistito. Lo facessero, sul serio, in Cisgiordania e a Gaza. Democratico e laico. Come Israele è democratico e laico. Ma non era questo l’obiettivo del Gran Mufti di Gerusalemme, Muḥammad Amīn al-Ḥusaynī, alleato di Hitler, da cui tutto discende. L’obiettivo era sterminare i nostri fratelli maggiori.

È bene ricordarlo qui, lontano dal fronte, nelle retrovie.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *