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Una valanga incombe sulla “marcia” (1)

Agosto 25, 20220

Un dato è indiscutibile. Il prossimo 28 ottobre la marcia su Roma compirà cent’anni. Un altro dato è certo. Il 14 settembre Bompiani scodella in libreria la terza (ultima?) puntata di M, il romanzo biografico su Mussolini di Antonio Scurati. Non riguarda, credo, il centenario. Dal sottotitolo – Gli ultimi giorni dell’Europa – sembra dedicato alla fine di Mussolini, non al suo inizio. Ma vedrete che qualcosa sulla marcia avrà trovato il modo di inserirla. Tanto è un romanzo. E può fare come gli pare. Tanto io non lo leggo. Fateci caso: romanzo è scritto piccolo piccolo…

Cent’anni son cent’anni. Non possono passare sotto silenzio. E dunque era inevitabile che uno stuolo di storici, giornalisti, polemisti, politologi si applicasse. E anche gli editori. Si sa, il fascismo “tira” ancora, poco importa che se ne parli bene, male o malino. Scoperta l’uscita di mi è venuta la curiosità di sapere quanti titoli usciranno da qui alla data fatale.

Non me n’ero accorto, ma due sono già usciti, tra giugno e luglio, per Mondadori: L’insurrezione fascista. Storia e mito della marcia su Roma. Autore Mimmo Franzinelli.
E anche Gli uomini della marcia su Roma. Mussolini e i quadrunviri, di Mauro Canali e Clemente Volpini. Come scelta editoriale è stata un po’ azzardata, in piena estate. Comunque auguri.

Qualcuno mi sarà sfuggito, qualche altro mi sfuggirà, ma mi diverte segnalare i prossimi in ordine crescente di data. Domani, 26 agosto, esce Luca Falsini, per Donzelli, con Nelle braccia del Duce. Breve storia d’Italia dalla Grande guerra al fascismo (1917-1923). Un po’ ampio come periodo, ma comunque la marcia c’è.

Dal 2 settembre è disponibile Il collasso di una democrazia. L’ascesa al potere di Mussolini (1919-1922). Autore Federico Fornaro, editore Bollati Boringhieri.

Qualche giorno dopo, il 6 settembre, ecco Mirella Serri per Longanesi, con Mussolini ha fatto tanto per le donne! Le radici fasciste del maschilismo italiano. Titolo sarcastico, direi. Che gli italiani prima del 1922 fossero sul serio femministi, o meno maschilisti? Lo scopriremo… Suppongo che abbia tenuto conto, magari di sfuggita, anche del mio L’America di Margherita Sarfatti (Rubbettino, 2021), ma soprattutto del classico Le donne nel regime fascista. Il fascismo ha emancipato le donne? (Marsilio, 1993), opera magna della storica americana

Victoria de Grazia,  che nel marzo scorso è tornata in libreria con l’ottima biografia di Attilio Teruzzi – e di sua moglie Liliana Weinman -: Il perfetto fascista. Una storia d’amore, potere e moralità nell’Italia di Mussolini (Einaudi, 2022; Harvard University Press, 2020). Anche questo titolo suona sarcastico, almeno per chi abbia un’infarinatura sulla parabola umana del Teruzzi.

Tre giorni dopo – il 9 settembre – arriva per Laterza una nuova edizione di La marcia su Roma di Giulia Albanese. La prima (2006) valeva la pena. Non vorrei si trattasse solo di una ristampa per l’occasione. Verificherò.

Poteva mancare all’appello Aldo Cazzullo? Certo che no. Ci vuole però un po’ di pazienza, perché il suo Mussolini il capobanda. Perché dovremmo vergognarci del fascismo (Mondadori) esce solo il 13 settembre.

Tre giorni dopo, il 16 settembre, ecco per il Mulino Roma 1922. Il fascismo e la guerra  mai finita, di Marco Mondini, presentato come una <storia corale e implacabile di un’Italia in cui la lotta politica si trasforma in guerra civile e che scivola via via verso il lungo ventennio della dittatura fascista>.

Il 20 settembre esce per Feltrinelli una antologia di testi Mussolini. La cura David Bidussa. Un’antologia – così viene presentata – che <indaga il fascismo non solo come la storia di un regime politico, ma ancora di più come una cultura, perché con l’esperienza del regime nel nostro Paese non c’è ancora stato un confronto stringente. “La continuità dello Stato,” scrive Bidussa, “non ha significato solo permanenza degli apparati, ma anche di figure economiche, sociali e culturali.” Di conseguenza, l’obiettivo di questa ricostruzione nuova è entrare nella politica del Duce. Con un metodo che rivela angoli finora inesplorati: gli eventi cruciali sono messi in rapporto alle parole e alle immagini presenti nella comunicazione di Mussolini, allo scopo di mostrare la fisionomia della ragione pubblica dell’uomo che ha governato l’Italia per vent’anni e l’ha cambiata radicalmente.
Cosa rimane del fascismo nell’Italia repubblicana? Fino a che punto le nostre idee di bene comune, di confine o di identità nazionale corrispondono a quel progetto? E quanto pesano le innovazioni dello stato sociale fascista nel nostro sistema? Mussolini è stato figlio del suo secolo e artefice della propria epoca. In gran parte, anche della nostra. Ecco perché rileggere i suoi scritti e discorsi: per comprendere le origini dell’Italia di oggi e fare i conti col passato, che non è chiuso, non è sterile e, soprattutto, non è definitivamente alle nostre spalle. Al ventennio fascista risale il cantiere politico e culturale di un’ideologia dell’italianità e della nazione che ha un’aria di famiglia con il vocabolario contemporaneo del nostro Paese. Rileggere Benito Mussolini significa indagare come si sia costruita l’Italia di oggi>. C’è un fondo di verità. L’analisi di Bidussa merita attenzione.

Ancora una pausa. Ma manteniamo la calma. Il 23 settembre esce, di Giovanni Cecini, I gerarchi fascisti. Da Italo Balbo a Roberto Farinacci, da Luigi Federzoni a Emilio De Bono: la storia dei più fidati uomini di Mussolini (Newton Compton). Su Federzoni e Balbo “fidati” avrei qualche dubbio…

A fine mese, il 30 settembre, potrebbe essere interessante, di Giovanni Scirocco, Il fascismo giorno per giorno. Dalle origini alla marcia su Roma nelle parole dei suoi contemporanei (Feltrinelli), con prefazione di David Bidussa. Interessante, sì. Sarà che son malato di diaristica.

Il 30 settembre esce anche, per Donzelli, il fascismo nella storia italiana, curato da Salvatore Lupo e Angelo Ventrone. <I centenari – scrivono in premessa – sono in genere occasioni per operazioni di uso pubblico della storia: le nazioni in questi casi ricordano, e qualcosa trovano anche opportuno dimenticare. Il centenario da cui il volume prende spunto chiama in causa l’identità degli italiani, e quella della loro Repubblica, nata antifascista e oggi impegnata tra mille incertezze a ridefinirsi. Ma chiama in causa anche una grande e controversa riflessione storiografica, che ha fatto del fascismo l’argomento della nostra storia novecentesca più studiato, in Italia e in tutto il mondo, tanto da produrre una bibliografia imponente. Il gruppo che ha ideato e costruito questo libro, consapevole che i contenuti di una simile discussione scientifica non sono facilmente spendibili negli spazi del dibattito pubblico, si è proposto di raccordarli con una riflessione civile>. È già un buon punto di partenza, anche se i temi affrontati sembrano un po’ sempre gli stessi, ripetitivi. Ma è scontato.

Dio stramaledica gli inglesi? Forse sì, ma forse no. Povero Mario Appelius, che non aveva capito nulla. L’interrogativo è necessario se si vuol tenere conto del nuovo lavoro di ricerca di di Fasanella e Cereghino, che parte un po’ da lontano, ma esce il 4 ottobre.  Tutto ruota intorno a un piano che sarebbe stato attuato dagli inglesi dopo Caporetto per controllare l’Italia, impedirle di uscire dalla guerra e tutelare gli interessi vitali dell’Impero britannico nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente. <Con l’assenso di Londra, dunque, – si assicura – Sir Hoare crea l’archetipo di un movimento politico e paramilitare che sfocia ben presto nei Fasci italiani di combattimento guidati da Benito Mussolini>. Si tratterebbe di <un’inchiesta dirompente per l’unicità documentale e la forza delle rivelazioni in merito al ruolo dei servizi britannici in sostegno a Mussolini e all’affermazione del fascismo>. Mi permetto di dubitare.

Infine, ma non sarà la fine, è annunciata una biografia inglese della figlia del duce sposata Ciano, firmata da Caroline Moorehead: Edda Mussolini. The Most Dangerous Woman in Europe. Esce proprio alla vigilia, il 27 ottobre, per Chatto & Windus. Chissà, magari ci sono nuove fonti britanniche. Aspetteremo l’immancabile traduzione…

A proposito di biografie. Il 6 settembre esce Il gerarca che sfidò Mussolini. Aurelio Padovani e il fascismo meridionale, di Gigi Di Fiore (UTET). Qualcosa se ne sa, ma probabilmente ne sapremo di più. Spero non abbia un tono neo-borbonico…

Dicevo infine, ma non in fine. Sarà una pioggia, una grandinata di tomi. Alcuni seri, utili, per capire la nostra storia. Altri banalmente “militanti.” Cercherò di distinguere il grano dal loglio. Magari imparerò ancora qualcosa. Anche se sulla marcia non è che manchino informazioni, sul come e sul perché. Per non dire delle conseguenze.
Poi, mi resta impressa l’osservazione che Attilio Tamaro registra un mese dopo, il 28 novembre 1922: <Fiammeggiano ambizioni. Alcuni mostrano che a tempo hanno intravveduto nel movimento carriere e affari. Arrivisti e speculatori si butteranno, forse si buttano già avanti. E non meno certi sagaci cortigiani. Spero che non prevalgano di fronte agli innumerevoli galantuomini e che il tempo elimini molti sporchi detriti> (Attilio Tamaro: il diario di un italiano, Rubbettino 2021). Il buon irredentista triestino in gran parte s’illude. Forse doveva già sapere che le grandi svolte politiche sono sempre così.

La valanga di tomi, nel centenario, era comunque scontata. Meno scontato è che, cent’anni dopo, il fascismo sia ancora al centro del dibattito pubblico. La storiografia fa il suo mestiere, deve farlo. Ma perché non riusciamo a fare a meno di prenderlo come riferimento, come termine di paragone? Cent’anni dopo la sua affermazione, 79 anni dopo la sua fine.

L’interrogativo non è banale né retorico. Anzi, è centrale, se vogliamo guardare al nostro futuro. Per questo, rispetto a tanti titoli, mi sembra significativo – esce il 13 settembre per Solferino – L’ombra lunga del fascismo. Perché l’Italia è ancora ferma a Mussolini, firmato da Sergio Rizzo e Alessandro Campi. Un giornalista e un politologo si confrontano. Spero di trovare risposte diverse – o più acute – delle mie. E anche di quelle di Sara Lucaroni, autrice di Sempre lui. Perché Mussolini non muore mai, uscito nell’aprile scorso (Libreria Pienogiorno). Mah…

Son mesi che piovono tomi. A dispetto della siccità. Io ho già un’idea di quali entreranno nelle classifiche dei più venduti. Non c’è bisogno della sfera di cristallo.

Tra i più venduti certo non ci sarà il volume collettaneo a cura di Gianfranco Pasquino per Treccani, annunciato per il 7 novembre, quando la slavina si starà probabilmente affievolendo.
Molti gli autori. Ancora non conosco l’indice. Ma già gira la copertina di questo Fascismo. Quel che è stato, quel che rimane. Non potrà entrare in classifica perché trattasi di studi seri. Poi, non si sa mai…

 

 

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